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Lunedì 28 settembre 2020, Ss.Venceslao,Lorenzo Ruiz e c


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STA PER USCIRE IL NUOVO LAVORO!
E' UN RACCONTO ED ESCE IN ANTOLOGIA CON L'EDITORE FRILLI DI GENOVA...

Caro lettore,
è difficile parlare di se stessi. Me ne sto accorgendo in questo preciso istante, mentre tento di riordinare la confusione esplosiva dei miei pensieri e cerco di dare una rispolverata a quello che ho fatto fino ad ora. Credo infatti che cadere tra i miei pensieri sia un po’ come finire dentro un cespo di rovi da cui si fatica ad uscire, e tentare poi di ordinarli secondo una certa logica è un po’ come chiedere ad un cavallo di rispettare i segnali stradali.

Avevo sedici anni quando decisi per la prima volta di dedicarmi alla scrittura e questo è certo. Per carità, qualcosa già avevo scritto, anche se nella maggior parte dei casi si era trattato di poesie adolescenziali che definirei “patetiche”. A quanti di voi sarà capitato? Per la prima volta, invece, avevo tutta l’intenzione di scrivere una storia. Una storia che funzionasse e che tenesse il lettore col fiato sospeso: fin dall’inizio, infatti, la mia idea della scrittura si poteva sintetizzare nella ricerca di un dialogo diretto con il lettore, al quale trasmettere emozioni e suspance e mai annoiarlo, obiettivo che credo d’aver centrato con Anime maledette. Con il racconto dal titolo “Hot Land – cinque ragazzi in fuga” avevo inaugurato la prima pagina Word Pad del nuovo computer, il primo che avessi mai usato in casa, comprato nel 1998. In meno di un anno avevo scritto sessanta cartelle di computer. Ma non è questa la cosa più importante. La cosa importante è che avevo fatto il grande salto, accantonando i libri letti fino a quel momento e indagando dentro le cavità oscure del mio io per trovare il mezzo migliore per comunicare la mia fantasia. Quello che poi in fondo è l’arte dello scrivere: comunicare la nostra fantasia con una sorta di chiave universale, le parole. Non pretendevo di diventare uno scrittore, non pensavo che forse un giorno avrei iniziato a pubblicare qualcosa, e questa è la cosa bella che mi contraddistinse quando iniziai. Volevo buttar giù una storia, volevo riconoscermi in quella. In quel periodo lessi una frase che mi è rimasta dentro come un quadro, affissa da qualche parte nel cervello, che recita così: bisogna avere il gusto delle parole. Esserne ghiotti. Bisogna desiderare di rotolarcisi dentro. Bisogna leggerne milioni, scritte da altri. La frase in questione è dello scrittore americano John D. MacDonald e a quei tempi la trovai semplice e fantastica. Niente mi era sembrato più vero di quello.

Anime maledette nasce nel novembre del 2003 e in un certo senso nasce anche il Maurizio autore di romanzi. Per la prima volta iniziavo un racconto e lo portavo a termine, per la prima volta mi piaceva e ci credevo. Avevo ventidue anni, allora, ed ero deciso a voler abbassare una bella sbarra di ferro sul cammino dei miei sogni e finalmente provarci sul serio. A metà gennaio dello scorso anno presentavo ufficialmente il manoscritto alla casa editrice De Ferrari di Genova, una delle migliori nella nostra zona, e da lì incominciò l’alternarsi di sentimenti diversi: la paura (di un insuccesso) la fece tuttavia da padrona. Ho pensato a lungo, in verità, se forse avessi fatto meglio ad inviarlo a case editrici più lontane e più importanti, il classico pensiero del giovane sognatore che spera di aver fortuna lontano. Ma oltre a non credere molto al mezzo postale non tributai ad Anime maledette il giusto peso per una “missione” del genere. Per carità, l’impostazione e la trama del romanzo mi piacevano molto, ma secondo me non erano abbastanza perfette per vincere una sfida quasi impossibile, conscio che la superbia andò a cavallo e tornò a piedi. Così ho preferito un percorso più difficile, partire dal basso per raggiungere, chissà un giorno o forse no, la vetta di questo mondo di carta.

E’ un po’ come prendere una funivia per la cima di un monte o, al contrario, raggiungerla camminando lungo un sentiero tortuoso e difficile. Io credo d’aver ancora molto da imparare, perciò ho preferito indossare un bel paio di scarponi pesanti, di quelli che ti tengono bene a terra, caricarmi sulle spalle uno zaino pronto ad essere riempito di nuove esperienze e incominciare a camminare. Non è retorica. Io sono davvero affamato di nuove esperienze e, per quanto le tema, da sempre ne desidero provare di nuove: spero che questo difficile cammino mi possa portare davvero là in cima, nell’olimpo degli scrittori. Ed è sempre vero che dipenderà da me e da quello che mi frulla in testa…

Ed ecco che lo scorso febbraio, la casa editrice, nella persona della segretaria di redazione, mi avvisa che sì, quella storia, quell’idea nata un giorno d’estate e messa per iscritto a fine anno, in un momento di pausa dagli esami universitari, piaceva. La sapete una cosa? Ne ero certo. Sapevo che quella storia sarebbe piaciuta, pur con i suoi limiti. E se questa per voi è presunzione, ebbene, a ventidue anni ero presuntuoso, e non ve ne chiedo scusa. Vedevo (e vedo ancora) terreno libero davanti a me, sono un corridore a cui mancano molte iarde per arrivare alla meta, mi piace lo sport, vedo tanto cinema e tanta televisione e come direbbe Stephen King il mondo è la mia ostrica. Sto ancora aspettando i miei guai, in altre parole. E sapevo che quella storia poteva piacere. Così come so che posso ancora migliorare. Adesso sto per compiere ventiquattro anni e molta di quella determinazione non si è deteriorata, è ancora lì nel bosco che cerca la sua vetta, vuole la sua cima.

Lo troverete asettico e normale, privo di emozioni come lo può essere un muro bianco. Invece è tutt’altro, lasciatemelo dire. Forse finirà tutto, prima o poi, forse non avrò ottenuto quello che avevo cercato, ma questi momenti mi suonano la carica, mi si avvicinano all’orecchio e mi sussurrano che non sto sognando. Non ancora perlomeno. Perché a voi sembrerà strano, ma camminare per le strade del centro con il proprio nome, sconosciuto fino a poco tempo prima, nelle vetrine delle librerie e sulle locandine, vedersi sugli articoli di giornale o trovarsi a tu per tu con un lettore che straripa domande come un fiume in piena, firmare un autografo… ha tutto una portata illimitata, piccoli pezzi di un mosaico che andavo cercando e che finalmente ho messo assieme.

E c’è un’altra cosa. Presto tutto questo finirà. Me ne rendo conto con allarmante subitaneità e non ho alcuna intenzione di perdere tempo. Sto scrivendo un’altra storia e sento che sarà una cannonata. Dista da Anime maledette come il sole da Urano, perché credo di essere già migliorato in questo anno e mezzo che è passato da quando ho iniziato il rapporto di collaborazione con la De Ferrari. Mentre Anime maledette è quasi una favola inquietante, un lungo racconto che ha la pretesa di conquistarvi con la sola forza della sua trama, questa nuova storia è già molto più complessa e completa, una storia dove non avrete a che fare solo con un ordito sorprendente ma anche con la psicologia dei personaggi, ai quali mi sto a poco a poco affezionando.

Come dire che sono arrivato a un quarto di strada e mi sono lasciato alle spalle la prima salita. La vetta è molto lontana, ma quasi riesco a vederla e chi mi sibila accanto in funivia non mi da’ alcun fastidio: ho i miei buoni motivi, ve ne siete resi conto?

Insomma, parliamo, aspetto i vostri giudizi…

maurizio garreffa



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