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Venerdì 14 dicembre 2018, S. Giovanni della Croce
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5.Itinerario n. 5 - Passo della Teglia - Monte Monega

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ITINERARIO N. 5


Passo della Teglia (m. 1387) - Passo della Mezzaluna (m. 1454) - Monte Monega (m. 1882) - (ore 5)

Chi visita il paese di Triora nell’alta Valle Argentina in provincia di Imperia e, qui giunto, si reca nel sito chiamato “Cabotina”, dove un’antica leggenda vuole che un tempo le “streghe” locali si radunassero per “danzare con il Diavolo”, rimane stupito ad ammirare la cerchia di montagne che si ergono alle spalle del paese e che formano un caratteristico anfiteatro, grandioso e ambientalmente splendido.
Guardando a destra scorgerà un’ardita piramide che sale verso il cielo, con versanti precipiti per centinaia di metri sulla vallata del Torrente Argentina.
Questo è il Monte Monega (m. 1882), la meta della nostra escursione, che costituisce la prima emergenza superiore ai 1800 metri della catena delle Alpi Liguri e precede , se pur non di molto, la vetta del Monte Saccarello (m. 2.200) situata più a ovest, la più alta montagna dell’intera Liguria.
Per raggiungere questa bella cima alpina, noi consigliamo di uscire al casello di Albenga dell’Autostrada dei fiori e poi svoltare subito a sinistra seguendo le indicazioni per Pieve di Teco; poi, ad un bivio subito dopo il paese di Vessalico (circa 30 km. da Albenga), svoltare ancora a sinistra per il paese di Rezzo.
Dal bivio percorreremo circa 20 km. di una bellissima, ma stretta e piena di pericolose curve, strada asfaltata immersa nei boschi rigogliosi di questa vallata incontaminata (Bosco di Rezzo!).
Lungo il percorso osserveremo anche qualche imponente esemplare di castagno dal tronco contorto ed altre essenze arboree, quali betulle, ontani, frassini, ecc., di inusitate dimensioni.
Giunti al Passo della Teglia (m.1387) e posteggiata l’auto, imboccheremo sulla nostra destra una carrareccia contrassegnata dalla F.I.E. con due cerchi pieni rossi ().
Questa prima parte dell’escursione è assai gratificante perché alla bellezza dei boschi di faggio che si attraversano unisce il vantaggio della pendenza assai modesta del percorso.
Si tratta in realtà di una traversata di avvicinamento alla piramide ardita del Monte Monega e quindi priva di particolari difficoltà.
Più avanti incontriamo un’ampia e profonda dolina carsica, detta “di S.Lorenzo” dai ruderi di una piccola chiesetta dedicata un tempo a tale Santo.
Sarà interessante, in questo sito, avvicinarsi ad un grande masso isolato quasi al centro della distesa prativa della dolina; sulla sua superficie in tempi remoti è stata intagliata nella pietra una piccola vasca con canaletto di deflusso.
Gli specialisti ritengono che tale masso costituisse un altare sacrificale o almeno un apparato religioso per la celebrazione di primitivi riti pagani.
Una nostra ipotesi più terra terra è quella di considerarlo soltanto un ingegnoso espediente per raccogliere un po’ d’acqua da utilizzare per dissetarsi, ma forse non siamo dotati di sufficiente fantasia!
Se udremo un improvviso e lacerante fischio potremo forse individuare alcune delle marmotte che vivono e si nascondono nel sottosuolo nella dolina; forse questa è una delle popolazioni più meridionali dell’intero arco alpino del simpatico roditore !
Usciti più avanti dal bosco (abitato da numerosi topolini e da qualche simpatico scoiattolo!), un tratto di sentiero pianeggiante ci condurrà sino al Passo della Mezzaluna dove incroceremo una carrareccia proveniente da Rezzo e su di essa proseguiremo il nostro cammino.
Questa suggestiva località quasi certamente corrisponde a quella più volte nominata da Italo Calvino nel suo romanzo “Il sentiero dei nidi di ragno” e questo particolare ci potrà forse dare una piccola emozione in più.
Più oltre il territorio, alquanto brullo e in parte segnato dagli interventi dei pastori in secoli di duro lavoro, non è più così idilliaco e non è certamente una gioia per gli occhi. Tuttavia, aguzzando lo sguardo, nella stagione primaverile potremo individuare ed ammirare nei magri pascoli qualche esemplare di Paradisea liliastrum (Giglio del Paradiso) e , più avanti nella stagione, da fine giugno a fine luglio, l’ Eryngium spinalba specie molto simile alla Regina delle Alpi (Eryngium alpinum).
Queste appariscenti piante simili ai cardi sono ormai in via di estinzione a causa delle inconsulte raccolte delle loro vistose infiorescenze compiute in passato dai gitanti ed utilizzate per farne composizioni di fiori secchi.
Nella zona, inoltre, (come è accaduto a noi!) potremo forse aver la fortuna di seguire compiaciuti la veloce fuga di qualche bellissima volpe, anche se in pieno giorno non è certo molto facile poter sorprendere il furbissimo canide.
La strada prosegue ora in leggera salita sin quasi a raggiungere la Casa dell’Alpe, un alpeggio ancora utilizzato ed anzi ben rimodernato.
Alcune centinaia di metri prima delle stalle dovremo però lasciare la sterrata e risalire il pendio alla nostra sinistra, per tracce di sentiero, sino a portarci faticosamente al di là del crinale che scende da ovest dal massiccio del monte Monega.
Giunti ad un valico poco marcato, proseguiremo poi decisamente verso sinistra sino al Passo Pian del Latte.
In alternativa, salendo più decisamente il pendio verso la vetta del Monega, raggiungeremo, sulla nostra sinistra, il Passo di Monega e, quindi, in pochi minuti, gli ampi pascoli della vetta.
In caso di fitta nebbia, però, la mancanza quasi totale di segnaletica consiglia di rinunciare all’escursione rimandandola ad altra più propizia occasione.
Se il tempo è favorevole e si può proseguire senza tentennamenti, nei mesi di maggio e giugno si avrà la gioia di scoprire, sul versante nord del Monega, fioriture eccezionali di rododendri, anemoni a fior di narciso, primule, pedicularie, aquilegie, genziane, eliantemi, sassifraghe, ecc.
Dalla cima del Monega, inoltre, il panorama è veramente eccezionale.
Sotto di noi, ad occidente, (attenzione alle vertigini...!) si apre l’anfiteatro grandioso della testata della Valle Argentina, con Triora e Molini di Triora emergenti dalle vaste foreste mille metri più in basso.
Di fronte si stagliano le ben caratterizzate emergenze dei Monti Toraggio e Pietravecchia; più a destra, la Cima di Marta, il Monte Grai, il Monte Gerbonte, il Saccarello, il Fronté ecc..
Se la visibilità è buona, in lontananza ci appariranno, anche se alquanto sfumate, le vette più note delle Alpi Marittime francesi, come il Monte Bego e il Gran Capelet, e, più a nord, le nostre Alpi Marittime, con l’Argentera , il Clapier, il Gelas, ecc.
Dopo questi istanti di esaltazione e gioia sarà difficile tornare a valle - seguendo, a piacere, uno dei due percorsi segnalati all’andata - senza portarsi in cuore un senso di nostalgia e di rimpianto per non poter salire più spesso su questa vetta.
Buona escursione!




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