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Sabato 26 settembre 2020, Ss. Cosma e Damiano

No netto al piano di bacino

No netto al piano di bacino

Piano di bacino, piana dell’Entella, messa in sicurezza, viabilità, colmata a mare, agognati posti di lavoro nei nuovi cantieri navali, ripresa del turismo, ecc. ecc…………………..
La demagogia percepita, forma espressiva camuffata da professionalità tecnica e progettuale, ferisce l’udito di chi ha orecchie udenti.
Durante l’incontro organizzato dal Comune di Lavagna avuto luogo presso l’auditorium Campodonico il giorno 4 febbraio 2011 è stato presentato prevalentemente il secondo scaglione dei lavori previsti, cioè quelli che interesserebbero la zona sita a monte del ponte della Maddalena, dando per assunti quelli relativi al primo scaglione, riguardanti la zona sita a mare del Ponte.
Con il massimo della disinvoltura i relatori disquisivano sulla piena cinquantennale e su quella duecentennale come se queste fossero un dato tecnico oggettivo riconoscibile nella storia. Però nessuno ha, a tuttoggi, presentato la fonte di queste presunte catastrofi di proporzioni ciclopiche.
E’ sicuramente ovvio che possa avvenire una qualche piena anomala, come già accadde anni or sono: fa parte del corso dei cicli e ricicli naturali. Ciò che tuttavia non è assolutamente ovvio è come le istituzioni possano aver già speso fondi pubblici per circa 700 mila euro in progettazioni di un piano monco. Sì, monco. Monco perché non tiene conto del corso d’acqua a monte, ossia quando ancora l’Entella non esiste, nei torrenti Lavagna, Sturla e Graveglia.
Pur non essendo tecnici ci sentiamo di constatare con tristezza che alcuni Amministratori locali, alcuni Consiglieri, presentano tronfi la distruzione di un meraviglioso territorio reggendo lo scudo populistico della sicurezza idraulica e della migliore gestione della rete viaria, snocciolando una serie preoccupante e, a nostro modesto avviso, delirante di opere pubbliche, che, se realizzate in toto (come d’altronde è imperativo, pena la debolezza strutturale della zona mancante), garantirebbero (sulla carta) due “praticissime” superstrade in entrambe le sponde del fiume Entella, l’abbattimento di alcune private abitazioni, la realizzazione di un tunnel, la canalizzazione forzata (non chiaro se a cielo aperto oppure proprio chiusa) dei rii laterali sponda est del corso d’acqua, l’abbattimento e la riedificazione delle zone militari (caserme di Caperana), l’esproprio di molti terreni, ecc., ecc……………per una spesa pubblica di “appena” 100 milioni di euro (a spanne) che sicuramente assicurerebbe ai tecnici proponenti una quota sul lavoro, ad alcuni politici il consenso dell’imprenditoria e ai creduloni una visionaria agiatezza. Sull’altro piatto della bilancia vanno però considerato, oltre ai disagi durante e dopo la realizzazione del progetto ventilato, il contesto, la storia, l’aspetto paesaggistica, la cultura, il rispetto VERO dell’ambiente e delle persone e degli animali che vi abitano, l’intelligenza degli umani presenti sul luogo.
Quella che attualmente è un’Oasi faunistica provinciale ed un S.I.C. (motivo di vanto per un turismo amante della natura nel mondo) diventerebbe una squallida tangenziale equiparabile ad uno svincolo autostradale. La Liguria ha sempre attirato un turismo interessato all’asprezza del territorio, alcuni nostri Amministratori stanno rendendo la costa ed il suo immediato entroterra “omologato”: lungomari piatti, piste ciclabili con autobloccanti, cantieri navali fallimentari (ma propongono di fare colmate per aprire nuovi cantieri, miraggio di fantomatici posti di lavoro), tunnel, innalzamento degli argini, muri, cemento………….
Noi proponiamo questo: fate un passo indietro: la messa in sicurezza (frase ad effetto che di fatto non significa proprio nulla) può essere effettuata in modo molto più semplice, seguendo l’insegnamento dei vecchi (possibilmente saggi), realizzando banalmente un dettagliato studio di fattibilità che preveda un rallentamento (e non già una maggiore velocità) del flusso d’acqua già in alta Fontanabuona, Valle Sturla e Val Graveglia.
Il costo previsto, l’impatto ambientale e turistico che i cittadini della città dell’Entella dovranno sostenere per vedere realizzato il piano di bacino secondo i progetti ormai resi noti è di gran lunga più alto di quanto potrebbe essere necessario per affrontare “semplicemente” la tanto paventata “Piena”. Se il servizio meteo e di protezione civile saranno attivi e preparati seriamente, la popolazione non dovrà temere nulla; i danni alle cose non saranno neppure comparabili alla spesa prevista per una “fata Morgana”.
Invitiamo la popolazione, tutti i cittadini sensibili alla salvaguardia del proprio territorio, ad attivarsi presso i l proprio Comune, la Provincia, la Regione, un Amministratore amico, un politico locale (e non) a domandare che nulla sia eseguito di quanto previsto dal progetto (ahinoi, allo stato definitivo) spiegando che i problemi del territorio NON si risolvono con l’evirazione dello stesso.
ayusya
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