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Estetista Chiavari
Giovedģ 24 aprile 2014, S.Fedele,S.Erminio,S.Tiberio
FEDERVITA LIGURIA
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38 ............. LETTERA DI UN PADRE .........

Lettera di un padre


Non so come chiamarti, ma so che esisti. Quando abbiamo Saputo che ti aspettavamo, ci sono state sorpresa, gioia, trepidazione, sensazioni nuove anche se gia’ sperimentate una volta, due anni fa. Ma questa volta e’ stato diverso, questa era la tua volta, ho notato subito che dentro di me nasceva qualcosa di nuovo, o meglio, era gią nato qualcosa di nuovo che mi stava chiamando. Ecco, questo mi ha colpito: quando abbiamo Saputo di Pietro, quello che piu’ mi ha emozionato e riempito il cuore , anzi, tutto me stesso, e’ stata l’esperienza della vita che io, insieme a mia moglie, avevamo trasmesso, un germoglio nuovo che grazie a me e a lei stava crescendo. Mi ricordo la meraviglia provata da bambino, quando vidi spuntare i germogli dell’erba che avevo per la prima volta seminato, sapevo che doveva succedere, ma fino a che non li ho visti era come se non ci potessi credere, era troppo una meraviglia, e quando li ho visti ero come davanti a un miracolo… Dicevo che due anni fa era stata la meraviglia dell’essere stato in grado di trasmettere la vita proprio io, che ben conosco i miei limiti, la mia bassezza, a riempirmi tutto e farmi camminare, come si dice, a vari metri di altezza. Questa volta no, piuttosto ho sentito la chiamata di qualcuno. La scorsa volta, ingenuamente se vogliamo, come un bambino fiero delle proprie conquiste, mi ero sentito grande, questa volta ho sentito che la cosa grande era fuori di me, e mi chiamava. L’attenzione non era piu’ su di me come procreatore, ma sulla creatura che ,da subito, mi chiamava a una nuova responsabilita’. Eppure ero gia’ padre, responsabilita’ la sentivo e la sento tutti i giorni, ma venivo chiamato a rispondere a qualcun altro ancora, che dipendeva da me. Il germoglio appena spuntato mi chiedeva acqua, protezione, cura, ed ero io, insieme a mia moglie (anzi, lei molto piu’ di me!) che potevamo darli, solo noi, nessun altro. Questa creatura non aveva altri al mondo che noi, e per i primi giorni solo noi sapevamo della sua esistenza…Mi ha fatto capire ancora meglio, questa creatura, il significato dell’essere genitore.

Poi il lavoro e le cose di tutti i giorni ti fanno riflettere poco, il tempo vola, le reazioni compiaciute dei familiari piu’ stretti, i primi progetti…vorresti fermarti un po’ a goderti il momento, sai che se lo facessi ti sentiresti molto bene, e vorremmo anche starcene un po’ da soli come famiglia…

La prima visita e l’ecografia, momenti importanti, un’ombra: la placenta non e’ perfettamente attaccata alla parete dell’utero, “Non ha mai avuto perdite ematiche, fino ad ora?” domanda il ginecologo, quasi sorpreso della risposta negative di mia moglie. E cosi’ le prescrive di evitare gli sforzi. Mi ricordo distintamente il momento in cui lei me lo ha raccontato, accidenti, io proprio non potevo accompagnarla, quella mattina, mi ricordo l’espressione deliziosa di mia moglie, contenta perche’ aveva visto con i suoi occhi il cuoricino che batteva gia’, ma un pochino preoccupata e con uno sguardo gia’ cosi’ materno…E in quel momento questa piccola minaccia era comunque in qualche modo la conferma, per me, che questa creatura aveva bisogno particolare di protezione, mi ricordava ancora una volta il mio ruolo di genitore, di suo protettore. Quante volte in quei giorni mentre lavoravo, improvvisamente, non so perche’, pensavo al suo cuoricino che batteva veloce …

La cosa bella l’ho sentita dire a mia moglie oggi al telefono, raccontando tutto a un amico; “Siamo stati sempre insieme”, diceva di me e lei, da quando siamo tornati per la seconda ecografia, e poi dopo… Ma fin da subito abbiamo, insieme, progettato, aspettato, sperato, pregato, e ci siamo dati una mano perche’ davvero lei si potesse riposare.

Siamo sempre stati ottimisti, io e mia moglie, sereni, poi ci siamo confessati che tutti e due ci eravamo immaginati, in almeno un momento, che potesse nascere malato, ma credo che questo succeda a tutti… in realta’ eravmo davvero ottimisti... per questo, quando il ginecologo ha aperto la sua bocca, dopo qualche interminabile secondo speso a passare la sonda in cerca di quel battito, “Non vi devo dare una buona notizia…” mi sembrava una scena irreale, che non potesse capitare a me, stava forse scherzando?

Tutto era iniziato qualche giorno prima, piccole perdite di sangue, avevamo chiamato l’ospedale, perche’ eravamo in vacanza, e tutti ci avevano tranquilizzato. Poi l’ecografia, immaginavamo gia’ tante cose, io speravo di scorgere quel cuore che tante volte mi ero immaginato di vedere battere, e sentivo cosģ vicino al mio, eravamo preoccupati ma ottimisti…

“Sono cose che succedono una volta su tre nel primo trimestre”, “vi capisco, ma poi vedrete ,si superano”… devo dire che sono stati molto professionali, preparati anche dal lato umano, i medici e le infermiere con cui siamo stati quei due giorni, da quando abbiamo Saputo che la nostra creatura se ne era gia’ andata, senza dire nulla, senza dare fastidio, lasciandoci piu’ soli, a quando siamo usciti dall’ospedale, dopo il raschiamento, svuotati, almeno io cosi’ mi sentivo, non oso immaginare mia moglie, poverina…

Sicuramente si superano, ma non si dimenticano. La nostra creatura e’ esistita. E’ stato come una carezza, un raggio di sole che ci ha scaldati, una brezza di vento che ci ha fatto stare bene, e di questo le siamo tanto grati. Avremmo avuto tanta voglia di conoscerla, di vederla crescere, di proteggerla ancora. Non credevo che ci si potesse affezionare tanto a un essere che non vedi, di cui non ti accorgi (mia moglie magari se ne accorgeva, ma io…), e di soli 3 o 4 centimetri. E’ che lo senti subito come tuo figlio, o figlia. Fin da quando vedi quelle due barrette sul test di gravidanza comprato in farmacia, sei un’altra persona. Ti cambiano, i figli, ancora prima di nascere, e noi siamo cambiati grazie a questa nostra creatura. Incredibile come ti possano far sentire amore ancora moltissimo tempo prima di essere in grado di sentirlo loro stessi. Impossibile cancellarli dalla nostra esistenza, solo perche’ sono invisibili e piccoli. Sono vivi, e’ chiaro. E non solo, ti chiamano, ti trasformano, subito creano un legame con te. E ti fanno sentire quello che sei, un uomo e una donna chiamati all’amore, alla responsabilita’, a darsi. La vita ti chiama. La vita della nostra creatura e’ gia’ finita, sembrera’ senza senso a tanti, ma per noi no. Ho detto a mia moglie, sperando di consolarla, qualcosa che sento veramente: nostro figlio ha passato tutta la sua vita senza un problema, senza una sofferenza, avendo sempre quello di cui aveva bisogno e stando nel luogo piu’ bello in cui un essere umano potrebbe voler stare, insieme a sua madre, anzi, dentro di lei. Ha reso ancora piu’ bello il suo corpo, come dimora d’amore, ha reso piu’ gioiosi i nostril cuori, anche se poi abbiamo pianto, ha reso la nostra vita piu’ piena e bella, anche se poi ci e’ sembrata un po’ piu’ dura. Per questo abbiamo ringraziato insieme il Signore del dono di questo figlio mai conosciuto. La sua esistenza, come ogni esistenza, ha avuto un senso, ne sono sicuro, e spero che l’amore che ha riempito noi possa essere trasmesso a chi legge queste righe, e aiutarlo a scegliere sempre bene, per la vita, in ogni istante.


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