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Estetista Chiavari
Venerdì 28 novembre 2014, S. Giacomo della Marca
FEDERVITA LIGURIA
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18 due articoli di CIANGHEROTTI:1)Vita,bene indisponibile 2)Ass.L.Coscioni, le pompe funebri del futuro?

1)
LA VITA, UN DIRITTO
INDISPONIBILE




Abbiamo assistito in diretta televisiva agli ultimi 88 giorni di vita di Piergiorgio Welby, alla spettacolarizzazione di un caso "pietoso" che la nostra società è riuscita ad accontentare nel diritto-dovere di morire, e infine alla plateale conferenza stampa dei Radicali con in prima linea Marco Cappato e Emma Bonino. Adesso i nostri Radicali hanno già trovato un nuovo Welby, si chiama Fabio Ridolfi, 30 anni. Da due anni vive immobile a letto per una trombosi. Per lui ci sono possibilità di guarire? "Nessuna, ci hanno detto" risponde il fratello Andrea. E allora Fabio che comunica solo con gli occhi e mangia attraverso un tubo, ma è perfettamente lucido, ha affidato al fratello la sua richiesta di aiuto all'Associazione Luca Coscioni: "Voglio morire". Ci vogliono far dimenticare che l'eutanasia comporta comunque il dare la morte a chi è ancora vivo. Una morte per di più programmata dal medico, "ministro" della vita. Incredibile come ci si lasci influenzare dai mass-media e come una scelta sbagliata nella sostanza venga comunque "giustificata" dall'opinione pubblica a mo' di "diritto insindacabile". Ma la nostra cultura è ben diversa da quella dell'Olanda. Il primo e più importante argomento contro l'eutanasia è che la vita è un diritto indisponibile, anzi il più importante fra tutti i diritti indisponibili. Ciò significa che non solo non si può decidere della vita di un altro uomo, ma che nemmeno è lecito disporre arbitrariamente della propria. L'eutanasia nasce da un'ideologia che fornisce assurdamente a un essere umano il potere di decidere chi deve vivere e chi deve morire (eugenetica). E l'Italia non può cadere così in basso.

Eraldo Ciangherotti

Albenga (Sv)


2)
Associazione Coscioni:
le nuove pompe funebri del terzo millennio?


Maria Antonietta Coscioni va in giro per l’Italia a trovare clienti, tra i malati, da convincere per assicurare loro, in nome della libertà, un “protocollo di uscita” davvero mozzafiato. Questa donna dice nell’ultimo anno di essere stata colpita da avvenimenti di grande significato emotivo, la morte del marito Luca Coscioni che ha rifiutato la tracheotomia per dire basta alla vita, la nomina a Presidente dei Radicali italiani al fianco della “coppia di fatto” Pannella-Bonino, infine gli ultimi 88 giorni di vita di Pier Giorgio Welby, prima che il Dottor Marco Riccio ne causasse volontariamente e deliberatamente la morte. Adesso eccola arrivare a Genova gridando subito “una legge per l’eutanasia”. Ci prende in giro la Signora di 36 anni, bella e volitiva, perché non vuole dire che ai Radicali della vita dell’uno piuttosto che dell’altro malato non interessa nulla se non l’usarli per ottenere la legalizzazione di un diritto a morire che mai potrà diventare tale. Perché in Italia ad un diritto che viene concesso corrisponde sempre un dovere da parte delle Istituzioni di garantirlo, e grazie a dio, nessuno può specializzarsi in medicina per somministrare la morte. D’accordo con il Cardinale Martini laddove sottolinea che l’accanimento terapeutico è la terapia sproporzionata rispetto alla condizione del malato, ma l’eutanasia resta un omicidio. La grande vedova che gira anche come conferenziera ci vuole convincere che l’eutanasia sia una via di uscita dalla sofferenza, ma, in nome del diritto alla libertà, si vuole annullare il fondamento stesso della libertà, che è la vita. Resta la strada delle cure palliative e delle terapie del dolore, oggi molto avanzate, ma di cui non si come mai, la Signora Coscioni e tutto il suo staff non fanno cenno alcuno. Probabilmente la gestione della morte è più interessante della gestione della vita. Non ci sono, è vero, solo le sofferenze fisiche ma anche quelle psichiche ed emotive alle quali dobbiamo cercare di trovare risoluzione senza cedere alla tentazione della morte. Dare un senso al tempo della morte non vuol dire né praticare l’eutanasia né eccedere nell’accanimento terapeutico. La vita non deve essere allungata e neppure ridotta, deve solo essere rispettata come un bene di cui ciascuno gode fino alla sua naturale conclusione.


Eraldo ciangherotti
Albenga


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