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Giovedì 17 ottobre 2019, S. Ignazio d'Antiochia

BUCHON TIME



Scritto per la maggior parte da RUGI, modificato un po’ da COX.

...ma alla fine la domanda è: cosa ci ha portato questa "cosa" del surf? follia... pazzia... relax ben meritato... comunione col mondo... pace dei sensi... figa... island-time... Per alcuni la prima, per altri la penultima, per altri la penultima e la prima insieme...

Il fatto è che questa "cosa" del surf, partita (almeno per me) come una forma di sfogo-incazzatura-post-mollaggio, è diventata sempre più importante, tanto da coinvolgere degli ignari compagni di vita. E l'onda presa questa estate, mezza in schiuma e mezza da professionista, e comunque bella da far schifo, me la ricorderò per un pezzo, come mi ricorderò i 106km di spiaggia battuta da onde… Ma partiamo dal principio.



In primavera, io, Andre, Sergione e Cox avevamo oramai definito ciò che era partito come una fragile idea e a poco a poco è diventato qualcosa di concreto: andare a fare i free-surfers. Tutto era partito da una estremamente chiara frase del mitico istruttore Andy di Famara: "Mates, there is nothing more I can teach you. Now you have to take your board and chase your own waves!"

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Frase presa alla lettera: a fine gennaio ‘island-time’ avevamo tutti e tre le nostre tavole e abbiamo stabilito di affittare un furgone (con le solite condizioni di favore), caricarlo di cibo (non si sa mai cosa avremmo potuto trovare nei supermercati), tavole e accessori da campeggio e andare in un posto ‘a tron di Dio’ e surfare (perchè più è ‘a tron di Dio’, meno ti trovi turisti tra i piedi).

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La scelta è caduta su Labenne, ridente (e ridicola) località sulla costa basca però dalla parte francese (scusate il termine), che si trova abbastanza vicino a un paese civile (Spagna) da permettere qualche eventuale scappata e abbastanza lontano da evitare i turisti tipici (intesi come quegli esseri inutili che vanno nei posti per dire agli amici al ritorno nelle loro fumose città che ci sono stati).

Al momento di partire un problema imprevisto ha privato della compagnia del terzo elemento Escusa, anche lui in fase sfogo-incazzatura-post-mollaggio. Si parte alla fine, con colonna sonora anni ’80, sabato 13 agosto (Cox è arrivato il giorno prima con il furgone canticchiando la canzone dell'A-Team…). Il viaggio è allucinante tra francesi, svolte, caselli che non prendono la carta, roba chimica presa per non intaccare la cambusa, code. Perché in francese “coda” si dice "buchon", cioè “tappo”, da cui l'immagine nelle nostre menti di un gigantesco tappo di sughero infilato nella galleria, con i pompieri che cercano di tirarlo fuori con un altrettanto gigantesco cavatappi montato sull'autopompa. L’ilarità era alle stelle.



Arriviamo nottetempo (cioè le 6) nella località sopracitata e, come tante altre volte, parcheggiamo dalla spiaggia, entriamo in coma per 2 orette e poi qualcuno di cui non faccio il nome (Cox) prende la sua 6.6’’ e prova a prendere qualche onda. Onde veramente belle, ma lunghe e ampie, perciò devi vogare come se ti stesse inseguendo un cammello infoiato. E dopo un viaggio del genere, mica si riesce a vogare tanto bene.

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Ripresa conoscenza in gruppo, grazie anche a forti e squassanti peti, facciamo una colazione rapida e andiamo a beccare la tipa del campeggio, la quale ci fa capire di aver in passato gradito MOLTO un suo viaggio in Italia. Non ci è dato sapere come, Cox però fa presente la faccia da maiala che la tipa vagamente fa trasparire. Scarichiamo la roba nella tatticissima roulotte popolare e eseguiamo subito una modificaaaa fenomenale: LA SCALA DI LATO!

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Quindi la missione è informarsi per carpire i segreti degli spot da un maestro di surf locale: li carpiremo domani, perciò adesso pescata riposante. Riprendiamo conoscenza quando è il momento di toglierci di dosso il sudicio del viaggio con una bella doccia, e poi si maaangiiiaaaa! Non mi ricordo di preciso quando siamo andati per la prima volta in quel ristorante con quella cameriera maia... molto carina. Comunque chissà perchè ci siamo ripassati un bel po' di volte, anche perchè tutto sommato cucinavano bene.

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Si inizia la vera avventura con l'alba del giorno dopo, con alzataccia, acquisto colazione, pane gommoso, birrozzi e formaggio chevre, per poi caricare tutto sul furgone e andare alla spiaggia stabilita. Onde. Onde. Onde. Pausa mangiata. Pescata ‘island-time’ anche se siamo sul continente: i cecchini del sonno dalla duna vicino fucilano in sequenza tutti e quattro. Rutto. Onde. Onde. Onde. Si recupera la roba e si torna in campeggio, corvè e doccia, mangiata in camping o al ristorante della maia... cameriera carina.



Di solito questo è il programma ma le note di variazione sono state:

1) Puntata a CapBreton, luogo riserva di turisti con un sacco di hijos pequenos, ma dove si è mangiato un megahamburger e ho pure avuto il culo di trovare una maglite...

2) Viaggetto a Baionne, bella cittadina, bella cattedrale in pietra calcarea, fabbriche di cioccooolaaaaaatoooo...

3) Viaggetto a Biarritz, una versione semi-surfer di Monacò, con turisti, casino, difficoltà di parcheggio, marea da far spavento.

4) Viaggetto (ripetuto alcune volte) a San Sebastian, Donostia per gli amici, con puntata al Kukuxumusu, bar di pinchos, Mejillonera (I PIU’ BUONI MUSCOLI DELLA MIA VITA!) …nuovi programmi per il futuro per surfare in un paese civile...

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Bisogna anche segnalare un vicino rompicazzo francese con macchina merdosa, che aveva da ridire perchè noi eravamo contenti mentre a lui non tirava più.

Alla fine si rientra, i “buchon” autostradali non mancano, ma quando si arriva di nuovo a casa è un'altra aria. Domani ci aspetta il polpo con le patate e la pasta al pesto... E già pochi minuti dopo stiamo già pensando a come far durare per sempre questa estate...

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P.S.: ogni riferimento a fatti, persone, cose è puramente voluto e non casuale: o lo prendete con l'ironia che un surfista si aspetta, o potete andare tutti a espletare funzionalità organiche irrinunciabili per ogni entità biologica.
Cioè a cagare...
The EnD.

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