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Mercoledì 17 luglio 2019, S. Alessio

E SE UNO SVIZZERO



Andre: "Dove lo si fa noialtri il giro di primavera?"
Roby: "Avrei un’idea. Potremmo andare in Svizzera!"

raccontato imperialmente da Andre
interrotto acidamente da Roby



E SE UNO SVIZZERO TI DICE...



Organizzazione delle migliori. E soprattutto, unione del dilettevole al dilettevole. Il piano di viaggio concordato da mesi, alla fine, è stato rispettato unicamente per i primi 150 km e i pernottamenti. Poi tutto a sentimento, o meglio, a cazzo. Ma andiamo per ordine…

Sapendo di avere un concerto a fine maggio col Coro Cauriol ad Ascona (Svizzera), e considerando la possibilità di attaccarci il ponte del 2 giugno, Andre alza il telefono e si gioca un trionfale "Tranquillo, al giro di primavera ci peeenso io!". Roby, terrorizzato da una simile prospettiva, risponde con un pacato "Ma anche no". Alla fine, Andre si è occupato della sola prima notte, imbucando Roby nell’organizzazione della trasferta del Coro come accompagnatore.

NO!! MA PROPRIO NO!!
Ho proposto IO di fare il motogiro per il ponte del 2 giugno. Mi hai risposto che non potevi perché avevi un concerto in Svizzera. Bene: fai il concerto, poi i giorni seguenti ce li prendiamo di ferie e ce la giriamo in moto. L’idea è nata al concerto di Pisa di inizio aprile. Ma eri troppo preso per ricordartelo. E poi, se non mi sbaglio, hai detto: “Agli alberghi pensaci tu che io c’ho da fare!” E perché, io no?? A parte quello prenotato dal Coro dove io mi sono imbucato grazie a te, questo è vero…


Cazzo, che carattere!!! Cominsemmu ben…



Venerdì 28 maggio

Giornata dedicata al recupero moto e compagno di viaggio. Usciti entrambi dai rispettivi uffici, siamo andati alle rispettive case a prendere moto e bagagli, per poi ritrovarsi da Andre a Milano. Cena con anche Adriello, birrino, sequela di belinate sul poggiolo di casa. La sola ipotesi di uscire è stata cassata sul nascere. Non eravamo neanche partiti, che già avevamo sulle spalle chi 200, chi 350 km.



Sabato 29 maggio

Magistralmente, siamo riusciti a rendere il giro un Escusa Rendezvous. Infatti, abbiamo raggiunto il Timo e la Laura sul Lago Maggiore, ad Angera. Loro, seppur in macchina (ma nessuno è perfetto) sono poi venuti a sentire il concerto. Dopo un piacevole pranzo sul lungolago, in carovana ci siamo goduti la sponda lombarda del lago stesso: Laveno, Luino e finalmente il confine svizzero.

swiss cartina1

A Locarno ci siamo divisi: i "Timi" ci hanno preceduti ad Ascona e si sono fatti un giro. Noialtri, che tra l’altro cominciavamo a puzzare…

…no no, puzzavamo proprio…

…raggiunto il Coro all’albergo, ci siamo meritati una bella doccia e ci siamo cambiati. Depositate le moto nel garage dell’albergo, abbiamo approfittato spudoratamente del pullman del Coro per farci accompagnare al Collegio Papio di Ascona dove si sarebbe tenuto il concerto. Che è stato un successone! Due ore di concerto e quattro di bagordi post-evento!

swiss bagordi

Roby ha anche aiutato provvidenzialmente nella vendita dei dischi e di questo il Coro gli è grato. Tuttavia, nel programma di sala era presente "La cieseta de Transacqua", canzone bellissima che ha però la prerogativa (scientificamente provata) di far piovere.

swiss cieseta

Alle 4 della mattina ci siamo coricati stravolti e con la vana speranza che il giorno entrante non piovesse.



Domenica 30 maggio

Nonostante il poco sonno, ci siamo svegliati belli freschi a un’ora più che decente. Fatta colazione, e salutati gli amici del Coro, siamo partiti sotto un cielo indeciso ma tendente al sereno (“Tranquillo, non piove!”) alla volta del Passo del Sempione; per raggiungerlo abbiamo preso per Centovalli, rientrando in Italia dalla Val Vigezzo, e a Domodossola (città famosa soprattutto per essere la patria incontrastata della D) la “Cieseta” ha colpito.

swiss cartina2

Pioggia sostenuta, poi cessata nel momento esatto in cui abbiamo finito di metterci le tute da acqua, come è ovvio. Ma abbiamo fatto bene a tenerle su, perché dal Passo in poi la pioggia si è ripresentata più volte, rallentandoci non poco. Sul Passo del Sempione, opportuna merenda (tanto fuori pioveva) e pianificazione ragionata del prosieguo dell’azione: ovvero “vediamo dove siamo alle 3 del pomeriggio”. Siccome alle 3 eravamo ancora indietro, il pellegrinaggio a Montreux in adorazione ala statua di Freddie Mercury (il motivo principale per il quale eravamo lì) è stato giustamente spostato al giorno dopo.

Così, passati in Francia nei pressi di Evian, siamo piombati su Ginevra. Trovare l’albergo è stato tutt’altro che facile. A Ginevra ci sono pochissime indicazioni, maremma elvetica.

swiss ginevra

swiss ginmoto

…e questo l’ho sottolineato con alcune incomprensibili espressioni in dialetto mantovano.

Per lo meno, alla reception ci hanno fornito delle provvidenziali tessere gratis per i mezzi pubblici, così sotto l’acqua ma col bus siamo andati in centro a mangiare. Pur in una zona strapiena di kebabbari, ristoranti etnici vari, e trappole alimentari per turisti…

…era un quartiere a luci rosse, se non te ne sei accorto…

…abbiamo trovato un posticino simpatico, non troppo caro, e sufficientemente svizzero.

swiss fonduta

Due passi per digerire, poi siamo tornati (sempre sotto l’acqua) alla nostra camera fatta tipo cabina di nave. Col tormentone "Però, bella Navacchio, eh!?"

swiss camera




Lunedì 31 maggio

Dopo colazione, abbiamo stoicamente messo via le tute da acqua, decidendo che non ci saremmo bagnati (oh, ha funzionato!), e siamo ripartiti alla volta di Montreux via Losanna, in autostrada (d’altronde, belin, il bollino era pagato), che tra l’altro è molto panoramica. Peccato perderci Losanna, ma tanto non scappa. Giunti a Montreux ci siamo detti "Facciamo il lungolago a babbo, la statua la vedremo…". Infatti l’abbiamo vista. Subito.

swiss freddie

…l’ho vista IO. Fosse stato per te… ed era anche più giusto la vedessi prima io…

Un’ora e mezza di foto, messaggi agli amici invidiosi, stati di trance divinatoria, altre foto. Abbiamo capito perché Freddie avesse scelto questa località come rifugio, è un posto stupendo. E’ stata una vera emozione.

swiss wings

Dopo esserci ripigliati, abbiamo dato un’occhiata alla cartina, decidendo di arrivare a Interlaken da un strada completamente diversa da quella originaria, anche perché ci trovavamo nella città sbagliata, anzi, nel cantone sbagliato, secondo la defunta tabella di marcia. Abbiamo trovato senza intoppi la strada per Friburgo, che avremmo abbandonato in corrispondenza di un paese di nome Bulle. La strada saliva rapidamente portandoci su un altropiano dal quale si vedeva quasi tutto il Lago Lemano e le Alpi valdostane, uno spettacolo. La nuova direzione era verso Gruyeres, dove c’è un bel castello,

…marcondirondirondello…

…e da quel momento la strada è stata sempre accompagnata dalla ferrovia a scartamento ridotto, che si spara dei valichi incredibili.

swiss paesaggio1

swiss paesaggio2

swiss paesaggio3

Abbiamo guidato in splendide valli boscose, con pochissimo traffico, fino a Saanen, a due passi dalla più rinomata Gstaad, in territorio di lingua tedesca, dove abbiamo fatto un’ottima pausa pranzo. La valle che da lì ci avrebbe portati a Spiez e poi a Interlaken (anch’essa verde e rigogliosa, molto svizzera) si chiama Simmental, e obiettivamente con un nome così non riuscivamo a non ridere.

swiss cartina3

Finalmente a Interlaken, abbiamo girato un po’ a babbo cercando l’albergo, Roby esprimendo le sue opinioni in dialetto in merito alla chiusura al traffico della strada che avremmo dovuto fare. Raggiunto l’albergo, che di svizzero non aveva niente (era messicano) ma era pulito ed economico, ci siamo lavati e cambiati, e abbiamo fatto un giro. Interlaken è piena di giapponesi e americani! Del resto, con Eiger e Jungfrau a due passi… Per la cena siamo tornati in albergo, infatti il ristorante messicano faceva lo sconto ai clienti dell’albergo stesso. E noi chi siamo per rifiutare? Dopo cena ancora un po’ in giro per il paese per digerire, ridendo come due idioti causa margarita.



Martedì 1 giugno

In piedi dopo la restituzione alla natura della cena piccante della sera prima, e la colazione, siamo partiti sbagliando strada. Alla fine abbiamo imbroccato quella giusta, che portava a Brienz seguendo la sponda settentrionale del lago.

swiss curve

Una strada semplicemente fantastica! Senza bisogno di velocità smodata, abbiamo fatto un bel tratto piegando morbidi e di continuo. Roby era particolarmente contento, come evidenziato dalla prova televisiva. A Brienz, breve pausa foto con capra.

swiss capra

Abbiamo poi proseguito alla volta del Grimselpass, raggiunto dopo un’infinità di tornanti, e temperature sempre più basse. In prossimità del passo vero e proprio, all’altezza di un’enorme diga, abbiamo accostato sull’unico spiazzo disponibile per aggiungere uno strato al vestiario (no, è che lì faceva un po’ freschino…).

swiss cartina4

In realtà, erano svariati km che io dovevo fare la pipì. E la strada a curve e il freddo sempre più acuto non tranquillizzavano certo la situazione. Per questo ho beccato l’unico spazio disponibile, certo che in quella situazione non ci sarebbe stato nessuno e io avrei potuto espletare le mie necessità tranquillamente.

Ma un’auto con targa inglese, considerato che trattavasi appunto dell’unico spiazzo disponibile, si è accostata probabilmente perché anche gli occupanti volevano fare foto al panorama, tra l’altro molto bello. L’auto è stata travolta da un pacato “VA VIIIAAAAAAAAAAA!!!!!!!!!!!”, pronunciato da Roby e udito chiaramente da Andre attraverso due caschi integrali pesanti pressochè insonorizzati e cinque metri di spazio battuto da vento forte e coi motori delle moto ancora accesi.

Al che mi sono tolto il casco… “Nessuna domanda?” …ho chiesto guardando Andre, per sapere se il messaggio era stato recepito. Pareva di sì.

swiss andreneve

Sul passo (2165 m) c’era la neve. Non qualche fiocco isolato e qualche vecchio deposito in disgelo. C’era proprio la neve! Tanta! Recente! Primo giugno! Qualche foto era d’obbligo.

swiss neve

swiss grimselpass

Poi ci siamo diretti con cautela verso valle, ritrovandoci a un bivio nei pressi della sorgente del Rodano, a 48 km dal Sempione. Praticamente abbiamo girato in tondo. Siamo risaliti seguendo il trenino, a sinistra al bivio, perchè noi si doveva andare allo Spluga. Splendido sole in cielo, il freddo del Grimselpass ci sembrava un lontano ricordo, e la strada che prima saliva morbida, poi un po’ più incazzata, poi tornanti a stecca, nuvolone buio e… ecco il valico del Furkapass, punto più alto del giro, 2436 mt, il cartello quasi sommerso dalla neve, il termometro segnava un grado. Primo giugno. Tentativi puerili e fallaci di farci una foto con l’autoscatto poggiando la macchina sulla neve. Poi un simpatico camperista austriaco, mosso a compassione, si è offerto di uscire al freddo in maglietta e farcela lui. Molto gentile davvero.

swiss furkapass

Ritornati a fondovalle, a ridosso del confine col Canton Ticino, ci siamo diretti verso Andermatt, dove abbiamo pranzato con tante cose buone molto tedesche. Nel primo pomeriggio eravamo già sull’Oberalppass (2044 m), che in pratica collega lo sbocco del tunnel del San Gottardo con quello del tunnel del San Bernardino.

Dal passo siamo scesi lungo la Val Tavetsch (82 km) fino a Bonaduz, per poi dirigerci verso Thusis. Da lì, uno dei sogni di Andre si è concretizzato: dopo anni di transiti in autostrada per carenza di tempo o di voglia, finalmente la Via Mala in moto! La Via Mala è una stretta quanto incazzata gola scavata dall’alto corso del Reno. Grazie all’autostrada (che scorre più in alto), sulla antica stradina c’eravamo solo noi. Curve strette, meno strette, scicans, pieghe su pieghe, e nessuno a rompere. Ritornati a vedere il cielo, abbiamo continuato a seguire il Reno fino a Splügen, ultima tappa svizzera del giro.

swiss passes

La salita verso il passo dello Spluga, che ci avrebbe riportati al patrio suolo, è cominciata tranquilla, per poi dilungarsi in tornanti strettissimi, fino al valico a 2113 metri, dove ci ha accolto un vento da paura. L’albergo che avrebbe dovuto ospitarci a Montespluga aveva le camere inagibili per un qualche problema tecnico, così l’albergatore ci ha prenotato una camera al Rifugio Stuetta, un poco più in basso. Molto piacevole davvero, economico, e tra l’altro abbiamo mangiato benissimo in compagnia di gente simpatica. Il peso della giornata si faceva sentire, così dopo cena ci siamo brasati praticamente subito.



Mercoledì 2 giugno

Ci siamo alzati presto, ma con calma. Il clima non sembrava volerci arridere (se mai, deridere), così siamo partiti imbacuccati con più strati e la tuta da acqua. Due gradi… qualche fiocco di neve… 2 giugno. La strada era uno spettacolo: tornanti stretti e ripidi intagliati nella roccia.

swiss cartina5

…proprio scavati nella roccia. Neanche una giostra del luna park fa dei giri così stretti…

Paesaggisticamente molto valida, come strada, ma con due moto cariche… A Campodolcino faceva decisamente meno freddo, quindi via la tuta da acqua. A Chiavenna, un caldo cane. Via anche gli strati in eccesso. Da lì era ufficialmente primavera.

Nostro obiettivo, il lungolago versante di Como, che non avevamo mai fatto. Strada molto bella, anche se piuttosto trafficata. Molti motociclisti della domenica (a parte quelli visibilmente incapaci, tutti quelli privi della nostra dotazione di bagagli, borsoni, puzza e sudore[tm]), tante auto. Dongo, Menaggio, Argegno (dove abbiamo pranzato con panino e birra gustandoci il fresco che veniva dal lago e inquietando una cameriera, tra l’altro…

…molto…

…carina), Cernobbio, Como.

swiss lungolago

Quando poi la SS35 (sì, proprio lei, la statale dei Giovi, quella che porta a Zena) è diventata superstrada abbiamo un po’ tirato, arrivando a casa di Andre nel primo pomeriggio. Roby aveva ancora da guidare fino a Mantova, ma considerato il caldo ha deciso di partire a sole calante, dopo un paio di film. Alle sette di sera ci siamo salutati, contenti del giro svizzero nonostante lo stravolgimento dei programmi. Che poi, stravolgere i programmi di un giro nella precisissima Svizzera non ha prezzo…

« Sai che diceva quel tale? In Italia, sotto i Borgia, per trent'anni hanno avuto assassini, guerre, terrore e massacri e hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di pace e di democrazia e cosa hanno prodotto? Gli orologi a cucù. »
(Orson Welles nel film “Il terzo uomo”)







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