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Venerdì 24 maggio 2019, S. Vincenzo di Lerino

PASSA CHE TI PASSA



Ero un po’ triste.
Una perdita tutto sommato improvvisa e un grande bisogno di amicizia e cazzate. Un giro dei nostri, insomma. Un tranquillo Milano-Brescia, 850 km. Eh, sì, perchè a noi non piace fare l’autostrada… Roby è a casa mia già da giovedì sera, per un’opportuna serata meneghina (uè),

diciamo pure un po’ bauscia…

…poi raggiunto per pernottamento post-concerto-dei-Depeche-Mode dal Lory e dal Curzo. Alla mattina, quattro uomini di discutibile avvenenza in mutande. Che schifo…



1° giorno: Milano >> Livigno



Ripreso contatto con la realtà, …

...faticosamente…

…carichiamo le moto e partiamo allegri, per imbatterci dopo neanche un chilometro nel solito suv passato col rosso e centrato dal tram: ingorgone fantasmagorico, caldo cane e riga di imprecazioni di varia coloritura.

in cui io solitamente do il meglio di me stesso.

Usciti dalla città ci dirigiamo spediti verso Lecco, poi adorazione (mia) della fabbrica Moto Guzzi a Mandello e tutto il lungolago verso il confine.

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Essendo partiti già tardi, limitiamo l’alimentazione di metà giornata a una freschissssima acqua tonica con qualche stuzzichino, lanciatissimi verso Chiavenna e la dogana. La nostra intenzione di fare il Passo dello Spluga e dirigerci a Thusis viene frustrata da un enorme nuvolone sul passo, quindi decidiamo per il Passo Maloja e direttamente St. Moritz; davanti a noi una perturbazione che rimarrà lì per tutto il giro, sempre e inesorabilmente davanti a noi. Mah…

…per una volta che siamo noi a inseguire…

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Passata la città elvetica, prendiamo per il Passo del Bernina, sul quale troviamo 7 gradi. 19 giugno, penultimo giorno di primavera. Mi ricorda qualcosa. Livigno è ormai a due Passi, anzi, uno: la Forcola. Alle tre del pomeriggio arriviamo a destinazione.

mezzo pomeriggio per ‘pescare’, io avevo già i piombini pronti…

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Albergo 'Bucaneve' con centro benessere. Alle tre del pomeriggio. Voglia di far qualcosa azzerata. Va bene prenderla calma, ma ci staremo mica abbulicciando?

non credo… ma che deliziose tendine!!!

Due ore di brasatura, cena, partitina a briscola, letto. Pronti per la pensione. Un imbarazzante sfacelo. Tra l’altro, gestori gentilissimi, perché essendo il giorno di apertura siamo gli unici clienti e attivano il centro benessere apposta per noi.

eh belin, è pagato… non dimenticare che ho studiato a Genova e ho fatto il Master in Scozia.

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Andre brasato in idromassaggio, nebbione tremendo del bagno turco, Cox in cottura nella sauna finlandese...



2° giorno: Livigno >> Laives



Stanotte ha piovuto. Ma a noi che ce frega… Dopo un’abbondante colazione partiamo, inspiegabilmente all’ora stabilita. Altra sosta dopo neanche un chilometro. Stavolta perché alle 9 del mattino, a Livigno, fa freschetto e dobbiamo coprirci un po’ di più. Risaliamo per i conosciuti Passi d’Eira e Foscagno (dopo un minimo di spesa e rifornimento) e caliamo nel tiepido del fondovalle di Bormio, prima di affrontare il re: lo Stelvio!

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…applausi!!

Sono contento di essere finalmente riuscito a portarci Roby. Goduria di curve a salire, muri di neve ai lati della strada, Roby urlante, io in brodo di giuggiole.

uuuuuuuuaaaaaaaahhhhhhh

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Che figata, lo Stelvio! In cima al Passo, noto con dispiacere che hanno sostituito il cartello ufficiale “Passo dello Stelvio, altitudine etc. etc.”…

…altitudine: tanta…

…con un più turistico “Cima Coppi”. Niente da togliere al Campionissimo, ma secondo me non era il caso. Qualche fiocco di neve ci ricorda che da domani è estate, a 5 gradi, il 20 giugno. E avanti così.

…e a noi ci piace così…

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Discesa con calma verso la Val Venosta e pausa-strudel a Glorenza, la più piccola città fortificata d’Europa. Poi, in un tripudio di vento laterale (che mi piace tanto…) la risalita del Passo Resia. Purtroppo il campanile sommerso è all’asciutto per restauri e non merita neanche una foto, con tutti quei belin di ponteggi. Ripasseremo. Entriamo trionfalmente in Austria, nella valle dell’Inn, a metà della quale prendiamo un minuto di numero di quella pioggerellina finissima che fa più piacere che altro. Asciugati subito, sulla strada che non ce n’erano altre, finiamo in autostrada. Per fortuna riusciamo a uscirne praticamente subito.

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Ci dirigiamo verso la Ötztal, che ci porterà al Passo del Rombo e all’unico pedaggio della vacanza: 11 euri, vaffanculo. Ma la strada è bella e forse lo è anche per quello. In cima al Passo un rifugio bellissimo, sul cocuzzolo, tipo “urla pure, tanto non ti sente nessuno”.

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A scendere, altri tornanti da paura, fino a San Leonardo in Passiria, e da lì liscia fino a Merano poi Bolzano. L’albergo di stasera è qualche chilometro dopo, a Laives, ed è l'Albergo Steinmannwald di motociclisti e per motociclisti. Chiediamo due birre, e mentre ce le stanno spillando ci chiedono da dove arriviamo e che giro abbiamo fatto. Dopo che glielo abbiamo raccontato ci guardano come se fossimo pazzi.

…soddisfazione.

Non mi sento di dar loro torto fino in fondo. Parlo con un grosso bmwista tedesco, partito da Livigno tre ore abbondanti dopo di noi e arrivato quasi contemporaneamente facendo il Fuorn e la Venosta. Ma noi Fuorn e Venosta li avevamo già fatti due anni fa. Che gusto c’era? Restiamo a goderci il fresco bevendo la nostra birra, facendo qualche telefonata di rito (“Ciao, famiglia, siamo ancora vivi”) e osservando perplessi la perturbazione sempre davanti a noi. A cena, gran bella sorpresa: insalate a buffet (questo è normale), dolci a buffet (questo può capitare), grigliata a buffet (questo è assolutamente unico. ALL’ARREMBAGGIO!!!). Dopo, solo la forza per un uischino. Crolliamo rumorosamente. Roby praticamente abbracciato alla moto che trovasi dall’altra parte del muro, in garage.




3° giorno: Laives >> Brescia



La partenza del terzo giorno tende ad essere un po’ lenta, anche perché ieri ci siamo stancati parecchio. Non è un problema, comunque, perché con la colazione che abbiamo fatto non ci fermeremo di certo a mangiare. Quindi, dopo i saluti di rito con i gestori dell’albergo…

…che nonostante siano motociclisti convinti non sono mai stati a Caponord (pausa) In Moto…

…partiamo alla volta di Tires, via valle dell’Isarco. Breve sosta coatta per passaggio processione nel centro di Tires, con carabiniere indigeno che avrebbe anche potuto farci passare nei venticinque minuti prima che la processione stessa arrivasse.

E poi infine lo rivedo: il Catinaccio!

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Pietrone di leggende e nostalgia! Il giro assume un nuovo scopo commemorativo per chi ci ha appena lasciati. Vorrei non piangere, ma non ci riesco. Questa montagna significa troppo per me.

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Anche dopo il passo Nigra trattenere le lacrime diventa impossibile, quando vedo apparire il Latemar. Arriviamo al Lago di Carezza e qui è opportuna una sosta. E’ proprio bello. Facendo due passi intorno al lago, tanto per cambiare sfociamo nella nostra solita conversazione a base di spiritualità e cloro.

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Riprese le moto, ci dirigiamo verso l’altro versante del Latemar e il Passo di Lavazè, per scendere in Val di Fiemme. Ho la necessità fisica di vedere il Monte Cauriol. Roby è gentile ad assecondare senza troppi problemi i miei deliri canoro-montani.

…ma ti pare! …si chiama semplicemente ‘Amicizia’.

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Anche la Val di Fiemme merita dal punto di vista motociclistico, ma bisogna cominciare a immettersi sulla via del ritorno, e ci avviamo verso la valle dell’Adige; quindi, attraverso il passo di San Lugano scendiamo a Ora, e ci ritroviamo… a dieci chilometri dall’albergo. Dieci chilometri in quattro ore. Una buona media! E la s’è presa larga di nulla, via.

…e tu che speravi non me ne accorgessi…

Il fondovalle è pressochè torrido, anche considerato il bel freschetto che c’è sulle Dolomiti, e fino a Mezzolombardo ci squagliamo. Ci salva la ripresa di quota sulle pendici della Paganella, altra bella festa di curve, con la successiva discesa verso Molveno (pausa-thè), le Valli Giudicarie e il Lago d’Idro. La perturbazione è sempre davanti a noi. Sembra che scappi. Eppure ci laviamo regolarmente.

…e lasciala scappare, se no è lei che regolarmente ci lava!!!

Inspiegabilmente, alle sei di sera arriviamo nei pressi di Brescia, dove volevamo e all’ora che volevamo. E qui le nostre strade si dividono: Roby torna verso Mantova, io a Milano.

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Un altro giro è finito, un altro è già in programma. Alla fine di un viaggio c’è sempre un viaggio da ricominciare...

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A Lina, impareggiabile nonna,
che mi ha insegnato a fare il giro largo,
come se fosse una cosa assolutamente normale.
(Andre)



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