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Mercoledì 17 luglio 2019, S. Alessio

PASQUETTA A SANT'ANDREA

Mi sono fatto male. Conseguentemente a ciò, mi ritrovo in mutua.
Due maroni che neanche ve lo immaginate.



Approfittando di questa mia condizione,
i miei cari fratelli, adducendo scuse del tutto improponibili (“io devo lavorare!”, “io neanche c'ero!”, “tanto non hai un belino da fare!”, “che deliziose tendine!”) mi hanno appioppato l'onere di scrivere questo resoconto.

Pasquetta a Sant'Andrea, che poi è San Pietro, ma il confine tra le due località passa proprio per il cesso, e così suona meglio come metrica. Se qualcuno ha voglia di discuterne, mi contatti pure. Sfogherò su di lui/lei tutta la mia frustrazione.

Il propostone è nuovamente venuto da Stefano,
memore (ma più probabilmente, immemore) di tutto il casino che abbiamo fatto a Capodanno. L'intenzione, come al solito, era una festicciola pacata, tranquilla, due bistecche, due salsicce e due parole in compagnia. Quindi, nella nostra ottica, un bordello disumano con bovi e verri interi arrostiti possibilmente ancora vivi e scalcianti. Molto teatrale. Per quanto, anche la consumata perizia del Timo come fuochista/cuoco era un’esibizione piuttosto valida…
Aaaaaaaaaaaahhhhh…… la carne sulla ciappa! Boooona.

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Stefano deve avere un qualche tipo di aggancio con l'Inquilino del piano di sopra. Esattamente come l'ultima volta, tempo un po' del belino sia prima che dopo il giorno fatidico. Il giorno fatidico, giornatona. Grandioso! Lavora per la Fiat. Mi nu digu ninte...

Personalmente ero un tantino sconvolto:
il braccio mi faceva male, Ruggi aveva guidato come Schumacher all’ultimo stadio, e i nostri simpatici amici (di comune accordo) mi avevano pure annodato la manica vuota tipo mutilato di guerra, che con la felpa della Folgore rendeva di brutto. Ma mi potevo comunque godere una spettacolare vista. Che non si trattava della carnazza sfrigolante, ma del nostro amato Golfo del Tigullio.

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Dopo pranzo, per digerire c’è chi si è svaccato al sole, nella più classica vogliadifareuncazzo e chi si è diretto, per una passeggiata, alla Madonnetta che, con la carnazza sullo stomaco, fu proverbialmente ribattezzata Cima del Diavolo.

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Non essendo presente a tal prova di forza & coraggio, rendendomi presidente e portavoce del gruppo "pescatori", lascio la parola e la tastiera al Timo...

...che dismette i panni del fuochistapprendistacuoco e raccoglie il testimone da Andre, per l’eroica missione d’ascesa resa ancor più temeraria e difficoltosa dalle tracce di unto sulle sue mani (e sui riflessi); ritemprato dall’orgoglio di tedoforo, cerca di staccare in salita il fantastico aroma di ulivo combusto che lo avvinghia, quando d‘improvviso un soave abbraccio di morosa cela tra le lusinghe una zavorra per il pendio, che -nonostante la piacevolezza dello stesso e le vasche quotidiane in piscina- lo costringe verso il fondo del gruppo.

Il drappello si sfilaccia proprio sul limitare del bosco, tra panorami mozzafiato e coppiette (pseudo-)appartate, per confrontarsi di lì a poco con un omologo di foresti forse meno caricati ma molto più soliti a questo genere di attività. Ogni speranza sta per essere abbandonata, i tornanti tra pini e castagni d’altronde sono in numero sconosciuto e per la gran parte ciechi: persino il sottoscritto valia possibilità di divorzio agreste, ovverosia di distacco dalla propria dolce metà per lo sprint (finale?).

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Ma ecco la Madonnetta: in persona, mura ed apparizione. Nel sagrato raccolto si intravede il mare attraverso un puzzle incompeto di latifoglie ed il drappello in un attimo si ricrea, quando ogni distacco è ormai beatamente colmato di fronte ad una meravigliosa pompa manuale che ad ogni alzata di leva sublima per noi acqua pura e fresca a volontà. Chi propone una prosecuzione, chi un ritorno lesto per la via dell’andata, chi un pernotto in loco... quando d’improvviso e senza logica una discesa si materializza sotto i nostri piedi... tanti scalini... un’edicola sacra... una moto-guidovia a due tempi su rotaia!... qualche compagno di sentiero sconosciuto... una tenda?...

D’improvviso un pezzo di uovo di Pasqua sotto i denti ripompa la giusta quantità di zucchero nel sangue che ci permette di realizzare d’esser ritornati nel giardino di Ste, ben spiaggiati sulle sdraio al cospetto dello spettacolo del nostro gran golfo. Con quanche piccola soddisfazione in più nelle gambe, una pacca sulle spalle ad Andre ed ecco che la parola torna al suo interprete ufficiale. Il pomeriggio è ancora lungo ed il sole veramente piacevole ;)


Una gran bella giornata, insomma. Di quelle che piacciono a noi. Buona la compagnia, buono il cibo, splendido il panorama, ottimo il clima… E, naturalmente, massimi ringraziamenti a Ste, che con questi inviti tipo fulmini a ciel sereno ci risolve le rimpatriate.

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by Andre & TImo






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