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Giovedì 17 ottobre 2019, S. Ignazio d'Antiochia

LASSU' SULLE MONTAGNE



L'idea è stata inizialmente proposta dal Timo che è riuscito, da sue testuali parole, a tirarsi il pacco da solo. Io del resto da tempo sentivo prudere i piedi, e non era un fungo...



portufin r29Arrivato a Zena con sfanalamento ai Cayenne che vanno ai 90 in curva da 130 (d'obbligo sulla Milano-Genova), ho dovuto superare la “botta” del traffico Zeneize. Accidenti: negli ultimi anni il trshaffico nella città corsara per antonomasia si è sensibilmente intensificato, vuoi per via dei motorini e per via dell'incredibile quantità di “cani” che non si sa come abbiano preso la patente.

Comunque arrivato a casa ho prontamente provveduto ad una endovena di pesto e se non mi ricordo male anche un trapianto di bistecca, no quello era un'altra volta ma l'endovena c'è stata ne sono sicuro. Tirati fuori dall'armadio i miei scarponi da montagna già nel pensier mi fingevo la strada antica che con rispetto della tradizione i miei lungimiranti parenti mi hanno sempre portato a calcare con fiero passo.

Dopo un sonno ristoratore sono iniziati i preparativi al trasferimento in Tigullonia. Vista la disponibilità di Gil-Galad siamo andati con essa. E qui comincia il bello.

Ci siamo riuniti a Cox nell'avamposto Lavagnese, e siamo prontamente andati a mangiare dalla mitica trattoria “Ü Brunzin”. Avete presente la torta di riso? Bene: torta di riso finita. Vi giuro quando ci andiamo sembra di essere a Colorado Cafè: non mi sono mai divertito così ad una cena in trattoria.

"...ci ritroviamo tutti, il gruppo degli Ingestibili. nessuna voglia di cucinare, si esce a cena, del resto noi conosciamo un posticino. andiamo, entriamo, ci sediamo. arriva il cuoco con tre piatti colmi di roba. ‘…volete acciughe fritte?’, chiede. ‘ma sì…’ e ci lascia direttamente i piatti. ritorna il cuoco con un altro piatto colmo di roba. ‘…volete mica le cozze al limone?’ e prima che noi rispondessimo, ce le aveva già lasciate sul tavolo e se n’era andato. ritorna per la terza volta e ha in mano una padella, enorme, da cui spunta un mestolo. ‘…volete mica delle trofie al nero di seppia?’ …uhm, buone, e ci lascia direttamente la padella. i due litri di vino bianco chiesti devono ancora portarceli.

abbiamo ancora un languorino e chiediamo dei gamberoni alla griglia. dopo un minuto spunta il cuoco dalla porta della cucina e in mezzo al locale urla: ‘…di chi sono i gamberoni?’ noi timidamente alziamo la mano: ‘nostri…’ ci guarda: ‘alla livornese??’…‘no, alla griglia’…‘alla livornese!!’…‘va bene…’ e ci porta un’altra padella che ci lascia ancora direttamente sul tavolo. in pratica noi stasera di quello ordinato abbiamo avuto solo il vino. anche le posate ce le siamo prese da noi dai tavoli vicini."
(from 'conosco un posticino') Sabato mattina si parte grazie all'ausilio dell'auto del Cox.

FIRST TARGET IDENTIFIED: COLAZIONE.
Ci siamo fermati al primo bar a far colazione e già che c'eravano i fidi Cox e Andre hanno avuto la fantastica idea di prendere di già la sbobba per la ciurma: fugassa e salumi vari.

SECOND TARGET IDENTIFIED: SAN ROCCO.
Arrivati al parcheggiu paghiamo la cifra di 9 Euri (AAAAAHHH!!!) ma se non altro ce la lasciamo tutto il giorno. Armati e pronti iniziamo la passeggiata appropinquandoci (ehi! incredibile il dizionario di OpenOffice.org ha appropinquandoci!) alla chiesetta di San Roccu. Dopo un doveroso passo nella chiesetta ed una preghierina (d'obbligo prima di una grande gita come questa), e 4 ceri: uno per chi c'è (noi pirati assetati di sangue), uno per chi non è venuto, uno per chi ci voleva essere ma non è potuto venire, uno per chi non c'è più. Mentre ammiravamo un panorama splendido sul golfo di Genova...

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...una postina sul suo motorino del belino su di una strada PEDONALE ha anche il coraggio di brontolare perchè la intralciamo stando vicini alla balaustra ad ammirare il panorama: visti i presupposti se ha tutti questi problemi poteva fare come era tenuta a fare per via del fatto che la strada era PEDONALE, ossia andare a PIEDI.

Mandatala adeguatamente ad culum facendum cum pomice lapide (Andre, letterato, controlla che vada bene), iniziamo la gitona. A questo punto mi accorgo di quanto male faccia ingegneria: un sacco di quei luoghi a me estremamente cari mi erano sconosciuti. Come se fossero stati sostituiti nella mia mente da equazioni: non vi dico il terrore ancestrale.

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Dopo un po' incontriamo una compagnia di genitori con figli i quali non facevano altro che lamentarsi: troppo faticoso, troppo lungo, troppo stancante. Giovani senza spina dorsale...Voglio proprio vederli alla salita del bosco! Io ero senza il minimo allenamento e sono arrivato su stanchissimo. Boh forse sono rimasti agonizzanti alle prime curve: più visti.

Comunque ci siamo trovati unanimemente d'accordo sul consumare il fiero pasto appena arrivati su. Bella cazzata! Non avete idea degli strizzoni che avevo e le tremende fortore sinuose et anche subdole che facevo. Anche gli altri pirati comunque non erano da meno. Soprattutto Andre, che una volta lasciata la Sacra Baia Delle Barche Che Volano dopo aver trucidato la tribù dei Bauscia ne ha mollato una che se non ha sterilizzato il campo di battaglia quella neanche l'atomica ci riesce. Io a stento sono sopravvissuto. Comunque siamo arrivati alla baia di San Fruttuoso, visitina d'obbligo all'abbazia, cerino dal Cristo degli Abissi e si riparte.

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Come ho detto sulla salita sterilizzazione di Andre e fortori multipli miei. Un corbezzolo qua e là. Foto a iosa come sempre. Tanto lo so che se le faccio a caso vengono meglio. Si arriva alla Base Zero. Un idiota ha anche il coraggio di dire “Oh guarda c'è anche il cesso” (faccio notare che c'era scritto sopra in rosso “Base Zero”) ed a quel punto la sete di sangue ci fa dire come un sol uomo “No guardi: il cesso più vicino è a Portofino a un'ora di cammino o a San Fruttuoso a mezz'ora, se no ci sono sempre i rovi....”. Questo forse è esploso in corsa concimando il terreno.

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Si riparte dopo una delle innumerevoli soste per il crocevia delle Pietre Strette. Discorsi vari nell'aria. Arrivati all'imponente crocevia scopriamo perchè abbiamo incontrato una serie di alberi stiantati: un cartello informativo (notare solo una volta arrivati al crocevia che è quasi in vetta in quella zona) indica che gli alberi vengono tagliati perchè infestati dalla cocciniglia del pino, che finisce per farli morire e questi all'improvviso stiantano. Bello saperlo dopo la salita in cui essi ci guardavano dall'alto in basso. Bello. Speriamo che i guardaboschi mettano anche altri avvisi prima che uno di questi alberi stianti addosso ad un camminatore senza che sappia neanche il perchè.

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Sulla via del ritorno altre foto. Discorsi, cazzate, Cox produce.



Arriviamo di nuovo a San Roccu per la parte alta e nell'aria si forma la frase magica: ci vorrebbe una cioccolata calda! Dopo esserci ristorati ad un baretto recuperiamo la machina e ci fiondiamo alla casba: è necessario al più presto levarci di dosso la craccia della giornata. Arrivano dopo molte peripezie gli amici della compagnia di Mantova, con in testa il Curzo (senza accetta stavolta) e in coda il Teo. Dove li porteremo secondo voi? Dove la torta di riso è finita, ovvio: al Brunzìn!

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Crollo sul letto dopo una estenuante giornata e lascio che Morfeo mi faccia dimenticare le ciocche paurose che mi si sono formate sui pollicioni. Ma i segni della battaglia li dovevo avere, se no che battaglia è?
Rugge



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