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Lunedì 9 dicembre 2019, S. Siro

A SPASSO SUL PASSO



Tutto è cominciato con la più classica delle telefonate:

«Rugi, cosa pensi di fare per il rodaggio di Gothmog? No, perchè sai, se vogliamo fare ‘sta cazzata di Capo Nord, un migliaio di kilometri lo devi fare. Non è che poi il tagliando te lo puoi far fare da un renna di passaggio… E io più di una decina di kilometri alla settimana non riesco a tirarti su...»
«Eh, belin, c’hai ragione. Ma come posso fare? Io sono a Grado e Gothmog è a Genova»
«Guarda, io avrei un’idea. Si potrebbe andare…»

stelvio07 scritta



Perfetta organizzazione a casaccio, come piace a me.

Ruggi è venuto a Genova con una scimmia da far paura. Probabilmente la Uno la guidava lei, urlando e sbavando, e sfanalando ai Cayenne perché si levassero dai maroni.
La preparazione del sabato si è dilungata molto più del previsto, ovviamente, così ci siamo presentati in quel di Milano ad un’ora a dir poco ignobile. Abbiamo dato fondo alle mie riserve di cibo e ce ne siamo andati a letto. Alla mattina, sveglia al limite delle possibilità umane, abbiamo indossato l’armatura, e sui nostri poderosi destrieri siamo partiti verso il sorgere del sole.

stelvio07 direzioni

Meno di un quarto d’ora dopo eravamo imbottigliati nel traffico di Milano. Belin, ma pure di domenica! Sopra il Lago di Lecco, un minacciosissimo nuvolone preannunciava un tragico esito climatico, avvalorato dalle previsioni da tregenda propinateci la sera prima dal meteo. Invece, appena entrati in Valtellina, la giornata si è fatta bellissima: sole, aria pulita, un bel venticello fresco… e migliaia di moto! E centinaia di poliziotti, vigili e carabinieri, che fermavano quelli più indisciplinati. Effettivamente, teste di cazzo ce n’erano, a dirla tutta.

stelvio07 strada

Ancora una volta eravamo in Valtellina in moto, soprattutto io, a due mesi esatti dall’ultimo motogiretto. Andare anche a Livigno, però, sarebbe stato un tantino eccessivo. Sondalo ci attendeva (cioè, a Sondalo, obiettivamente, non gliene fregava una fava che arrivassimo noi, ma come frase era bella). Abbiamo parcheggiato e ci siamo iscritti al raduno, il tutto entro le 11.30.

stelvio07 motoandre

Un ottimo tempo, tutto sommato, considerato che ce la siamo presa parecchio comoda. Non abbiamo capito se il grosso dei motociclisti doveva ancora arrivare o se ne era già andato, ma non era importante. I pizzoccheri, invece, sì. E anche molto buoni! La birra, purtroppo, era analcolica. Ma se avessero distribuito alcolici all’orda inferocita, credo che il raduno 2008 ce lo saremmo ampiamente scordato. Abbiamo fatto buon viso a cattivo gioco: era bella fresca.

Aver pranzato presto ha avuto i suoi lati positivi. Abbiamo evitato la massa urlante e abbiamo potuto concentrarci sulla mitica Statale dello Stelvio, tempio e mecca di ogni motociclista degno di questo nome: decine e decine di tornanti, sia a salire al Passo, che a scendere in Val Venosta. E… strada chiusa alle auto!!! I carabinieri fermavano le auto! E dicevano «Prego, signor motociclista, si accomodi, li fermiamo noi quei cattivoni» Ah! Che soddisfazione! E protestavano pure, i quadriruotati. Se avessero letto i cartelli, avrebbero visto bello grosso il divieto di transito ben tre kilometri prima. Barbari.

stelvio07 salita

Salendo, tornante dopo tornante, a un bel momento alzo lo sguardo e pronuncio nella ricetrasmittente una frase emblematica: «Belin! Guarda su!» Moto che salivano, moto che scendevano, caschi di ogni colore e il rombo di migliaia di cilindri! Bellissimo!
La sosta sul Passo, al fresco nonostante un sole da paura, è stata coronata da una birra Stelvio (ovvio, no?) e da una fetta di torta. Foto di rito al cartello e pensiero che andava al compagno mancante, bloccato a Mantova da improrogabili impegni.

stelvio07 passo

Raggiunta nuovamente la linea degli alberi, siamo entrati nella familiare Val Venosta. E tutto d’un tratto, il propostone: merenda alla Birreria Forst, a Merano. Ruggi non ha disdegnato. Non ha neppure tentato di disdegnare. Sarebbe stata l’ultima mangiata insieme fino alla fine del mese. Strudel con panna e una bella, fresca, dorata birra. Quello che ci voleva, con quel caldo.

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La strada del ritorno era fin troppo conosciuta.

Tutta l’Autobrennero fino a Verona e poi ognuno per la sua strada. Lui a Grado, io a Milano. Il lunedì si lavora, mannaggia. Prima, però, un salto a trovare l’amico abbandonato. Mantova era lì a due passi (o v-t-v). E tra l’altro, dopo quasi due ore di autostrada sotto il sole, avevo un non indifferente principio di disidratazione. Com’è finita? Alla solita maniera.

Sono ripartito da Mantova tardissimo, col buio, dopo essermi svaccato sotto il portico di Roby ed aver raccontato la giornata. Per gli ultimi centoottanta kilometri, ho optato per la statale. Basta autostrada. Tra Mantova e Cremona ho cominciato a sentire dei colpi sul casco e sul parabrezza. Vedendo sulla mia strada dei lampi, come chiunque nella stessa situazione, ho pensato: «Cavolo, la grandine!» Altro che grandine! Zanzare! Grosse come tacchini! Credo che abbiano una rappresentanza in consiglio regionale. Ho fatto un’autentica strage.

Sono arrivato a Milano tardissimo, ma felice.
E il giorno dopo, in ufficio, ho potuto dire (e Ruggi con me, in quel del Friuli):
«Io, domenica 1 luglio 2007, sono andato al motoraduno dello Stelvio con mio fratello!»

E tra il pie’ della ripa ed essa, in traccia
corrien Centauri armati di saette,
come solien nel mondo andare a caccia.

(Dante – Inferno, canto XII vv. 55-57)

Mica cazzi…

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by Andre & Rugi



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