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Mercoledì 17 luglio 2019, S. Alessio

NANCJE IN PARADIS



"NANCJE IN PARADIS NO SI STA BEN BESSOI"

Un proverbio friulano dice che "nemmeno in paradiso si sta bene da soli". E, rimanendo in tema religioso, avere il Timo DAVVERO con noi è già un miracolo di per sè. Ma andiamo con calma.

E chi ha fretta?
scritto e corretto da COX
commenti a sproposito di ANDRE



Quest'anno l'idea del motogiro era piuttosto vincolata e vincolante, per una serie di motivi lavorativi-famigliari-canori-equantaltro che non stiamo qui a spiegare. Quindi si doveva decidere una strada, un percorso e soprattutto una data. E QUELLA DOVEVA ESSERE.

Folgore!

Il tutto poi, puntando ad avere il TImo, dopo l'imprevisto tecnico dello scorso anno. La sua Ducati era pronta per il battesimo ESCUSA BIKERS. E le felpe pure, fatte fare apposta per questo motivo.

E già l’Angelo apriva il primo sigillo…

Trattenendo metaforicamente il fiato, incuranti di una previsione meteo non proprio felicissima, in un sabato mattina post-pernottamento a casa Cox siamo partiti. TUTTI E QUATTRO.

Secondo sigillo…

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"nemmeno in paradiso si sta bene da soli"



GIORNO 1



Dopo un primo noiosissimo tratto autostradale, a Trento siamo usciti, destinazione strade di montagna. E frescura, dato che il caldo della pianura padana era piuttosto fastidioso. Siamo saliti quasi subito, non prima di aver dato un'occhiata alla cartina, il nostro navigatore cartaceo di una vita.

Edizione di 12 anni fa, rattoppata col nastro ‘mmmerricano, ma sempre lei.

La strategia di viaggio è apparsa subito chiara: Andre apripista, Rugi a seguire, Timo in terza e Cox a chiudere. Questo di norma.

Eh, sì. Andre sa la strada, Ruggi si perde, il Timo scalpita, il Cox modera.

Ma appena la strada cominciava a restringersi e soprattutto a salire, con tornanti degni di questo nome, la "tattica di viaggio" cambiava repentinamente: Timo e Rugi ci aprivano, Andre in scioltezza, Cox in relax a chiudere con ampie distanze, ma chissenefrega, l'importante è arrivare e soprattutto godersela.

Mountain time…

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Ci vediamo al "passo", e così sia. Se poi lassù arrivi al passo e vedi un cartello con scritto "GRIGLIATA DI CARNE 13EURO", il pranzo è servito. Ed anche la pioggia, iniziata esattamente appena ci siamo seduti al tavolo. Poteva essere un colpo di fortuna, poteva essere l'inizio di 3 giorni di acqua. Speravamo la prima, come sempre era la seconda.

C’erano dubbi? Non credo…

Per cui abbiamo temporeggiato un pò prima di ripartire, inutilmente. La pioggia rallentava la marcia. Il programma iniziale è stato abilmente modificato, cercando strade più comode. Per questo siamo passati per Belluno, per prendere la statalona che portava direttamente nel Cadore. Non prima di essere passati per la diga del Vajont, con estrema sorpresa nel vedere tale opera, tristemente famosa, e discutere davanti ad un caffettino ristoratore delle dinamiche fisiche dell'incidente di tanti anni fa. Bello viaggiare con due ingegneri...

Con due ingegneri E UNO STORICO.

Trovato l'albergo, ad Auronzo di Cadore, già arrivati in ritardo per la cena, abbiamo fatto 4 docce nel giro di pochissimo tempo. Potere del cibo. Il problema, se mai, sarà più tardi, quando i vestiti di 4 persone sudate avranno assorbito l'aria buona della stanza. Per non parlare di una notte in cui le stesse 4 persone dormiranno, respireranno e chissà quanto altro gas emetteranno.

Anche qui sigilli aperti a sfare, proprio. Il più classico odore importante, e shpadroneggiamenti a torso nudo dal balcone. Al piano terra.

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Ma non importa, ora il problema (o la soluzione) sono le tagliatelle al ribes e sugo di capriolo.

Gran soluzione…

Si finisce a parlare di filosofia del matrimonio, davanti a qualche digestivo di troppo e con alle spalle una buona (ma troppo umida) giornata.



GIORNO 2



Ci svegliamo senza troppo odori molesti, qualcuno di noi aveva lasciato la finestra del bagno aperta per far entrare un pò di ossigeno di sopravvivenza. In compenso è entrato anche il freddo ed il pinguino nel bagno ha la sciarpa. Ma siamo vivi.

Sì, ma con delle facce… Ah, no, è normale.

Oggi si parte, la destinazione è un albergo a 30km da lì. E noi faremo un giro da 350km, passando per l'Austria via Tarvisio. Siamo sempre i soliti.

“Perché noi siamo quelli che a noi ci piace fare la strada lunga!” (cit.)

Su suggerimento dell'albergatore, abbiamo preso una strada di montagna, piccola e stretta e piena di curve. Solita formazione d'attacco e il Cadore è veramente bello. Non piove, ma le nubi sono lì, in zona. Andrà a finire come ieri, bello al mattino e acqua al pomeriggio. Percorriamo un pezzo di statale prima di finire su una strada splendida, asfaltata di fresco e tra boschi e cascate. Bellissima! Ci porta direttamente al Tarvisio, non prima di qualche foto di rito.

Bella davvero!

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Passiamo in territorio austriaco e subito c'è la ricerca di fonti di sostentamento: benzina per le moto e cibo per noi. Quello del carburante è stato facile, la carnazza un pò meno. Andre ha preso di petto la questione e ha cominciato a tirarci alla ricerca di un paese e quindi di un ristornate. Non è stato necessario trovare il paese.

Eccellente…

Siamo finiti in un posto tipo "dimenticato da Dio", che non si capiva se chi mangiava sotto quel porticato era una famiglia riunita o clienti veri. Il rischio di esserci auto-invitati ad un pranzo della domenica austriaco era altissimo. Così come il rischio di scatenare una rissa, dato che i tipi ci guardavano di continuo. Poi il calmo ristoratore ci ha portato un menù ed i dubbi si sono risolti. 4 Wiener Schnitzel con insalate e patatine. Senza dimenticarsi le 4.... facciamo 8 birrette per ripristinare la normale idratazione corporea.

Ma proprio no! Io sono andato dal tipo e, sfoggiando il mio perfetto tetesko da festa della birra gli ho detto: “Camerieereee, ce l’hai il menu? Ah, non ce l’hai? Allora, quattr’ cotolett’ con pataten e ott’ birrett’ alla shpina, dankeee!”

...e immagino che lui ti abbia risposto: "ma'ccerto, bionto! vuo'lla cotolett' o ci dò tutt'la'bbeshtia?". In realtà la calma del ristoratore era sovrana. E niente bancomat, si doveva dar fondo a del contante. Ok, non piove (per ora) e abbiamo perso tempo per il cibo.

Acceleriamo che recuperiamo. Inizia a piovere. Il paesaggio è bello, ma ancora una volta dobbiamo modificare le nostre idee iniziali, per raggiungere in tempi normali l'albergo. Piove sempre di più. Poi viene giù che Dio la manda. Cox perde per un attimo le staffe con Rugi, poi si scuserà. Arriviamo in albergo, facendo pure fatica a trovarlo.

Ma, inspiegabilmente, trovandolo.

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Le moto sono fortunatamente in garage, la roba bagnata fradicia viene messa sugli asciugatori della roba da sci, che la signora ci ha gentilissimamente messo a disposizione.

E ora… busonata! Che deliziose tendine!

Ma il top è che l'albergo ci ha messo a disposizione la spa, per sauna, bagno turco e docce aromatizzate tutte per noi. ERAVAMO GLI UNICI OSPITI DELL'ALBERGO! Per un attimo pensiamo di vedere un bambino che pedala su di un triciclo per i corridoio, ma l'effetto "shining" finisce quando scopriamo che per la cena dobbiamo riprendere le moto ed andare in paese. Avevamo un problema di cibo.

Serio, tra l’altro. Ruggi non mangiava da ormai cinque ore e stava diventando pericoloso.

Ne parliamo con la signora che gestisce l'albergo. Si offre nell'ordine di: portarci giù, prestarci la sua macchina, andare a prenderci delle pizze. Vada (nel vero senso della parola) per le pizze, ceniamo in albergo. Anche perchè le stanze sono dei mini-appartamenti, quindi con tavoli adatti allo scopo senza troppo sbattimento. 3 birre a testa, per chiudere la giornata.

Conclusione egregia. La signora è stata mitica. Il Timo stava per chiederle l’adozione.

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GIORNO 3



Siamo all'ultimo giorno, quello del rientro. Come al solito, prima bel tempo, poi piove. Tutto prima della pianura padana, dove caldo e afa sono marchio di fabbrica. Cerchiamo la strada migliore da fare per divertirci ancora un pò con le curve ma senza perdere troppo tempo prezioso.

Invano… per il tempo prezioso, intendo.

Scendiamo per la Paganella e poi per il versante ovest del lago di Garda. Dovevamo fare una tirata unica, poi a Riva del Garda qualcuno propone una pausa per bere. Che diventa una pausa gelato. Che poi diventa una pausa panino e birra e gelato. Praticamente un pranzo a Riva del Garda.

Pewché noi siamo pewsone di classe che vanno a fawe il pwanzo a Wiva del Gawda…

...powca twoia mi sono spowcato con la mayonese...

A questo punto la montagna è alle spalle e la strada è verso casa. A Salò Cox devia, il gruppo piano piano si divide. Si torna lentamente alle proprie case, alle proprie vite, ai propri lavori, ai propri matrimoni e alle proprie figlie in arrivo.

A ciascuno il suo, fino al prossimo motogiro...

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scritto e corretto da COX
commenti a sproposito di ANDRE



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