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Martedì 18 febbraio 2020, S. Simeone
Associazione Edith Stein
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19 L'Em.mo Card.Giuseppe Siri nel ricordo di Gianrenato De Gaetani

S.E. Rev.ma il Cardinal Giuseppe SIRI, teologo tomista
e Principe della Chiesa: Una Santa,Cattolica Apostolica.

di Gianrenato De Gaetani


gianrenato de gaetani (foto)


Alla destra dell’ appena eletto Papa Giovanni Paolo II, che si mostrava, per la prima volta, innanzi al mondo quale Sommo Pontefice, il Cardinale Siri si presentò radioso come raramente apparve in pubblico. Nella sua saggezza paterna di pastore intuiva che attraverso la sua croce, i misteriosi disegni divini, avevano portato ad un giovane Cardinale. Giovanni Paolo II nel suo pontificato vedrà, fra l’altro, l’avverarsi del terzo mistero di Fatima, la caduta del muro di Berlino l’affermarsi della Chiesa, capace di parlare ai giovani e al mondo intero con rinnovato vigore e umiltà e che, nella Encicica Fides et Ratio, recupera per la cultura cattolica i necessari rapporti fra filosofia e religione.

cardsiribigl


Il centenario della nascita non è solo l’occasione della commemorazione di un Principe della Chiesa Cattolica che con la Sua spiritualità e la Sua attività pastorale segnò significativamente la vita della Chiesa Universale e di quella Ligure e Genovese nello specifico, ma è occasione per ricordare la levatura culturale di un grande uomo della cultura del XX secolo che seppe attraverso la filosofia in generale e la filosofia tomista in particolare, favorire la crescita culturale e il dialogo.

Fu baluardo della Chiesa Romana e della nostra identità culturale occidentale, in periodi storicamente difficili dove la lusinga di una mondanità fine a se stessa, evidenziava i prodromi del relativismo e del pensiero debole. In tal senso, per la storia della Chiesa fu effettivo strumento della Provvidenza a sostegno dei Dogmi e di una visione pacata e moderata dal punto di vista teologico, capace di affrontare l’innovazione senza traumi rispetto alla Tradizione.
Il Cardinal Siri, il primato Petrino, la Verità e l’Unità della Chiesa.

La Sua visione della Chiesa, fondata da N.S. Gesù per mettervi quale Suo Vicario il principe degli apostoli, Pietro ed i suoi legittimi successori, venne servita –alcuni ben sanno- con eroicità, ponendo attenzione all’Unità della Chiesa.
Circa la Verità fu estremamente incisivo, con poche parole, nella Sua Omelia della Pasqua del 1974 nella Cattedrale di San Lorenzo:omissis....“...…Costituiti trasmettitori e guardiani del Sacro Deposito della Rivelazione Divina, dobbiamo compiere il nostro dovere, costi quello che costa. La Rivelazione Divina trae con se tutte le verità derivate od assunte direttamente ed indirettamente, sotto il Magistero della Chiesa………….Ci si può fare colpa di insegnare il catechismo? Ci si può chiedere di diventare vigliacchi e tacere sulla verità? Sarebbe ignobile per coloro che ce lo chiedessero , perché è disonorevole chiedere ad un reputato avversario di diventare vile. Affermare una legge divina è forse violare la libertà di qualcuno?…Ma sappiamo tutti che noi insegniamo solo la Dottrina che ci è stata commessa. Sarà quello che Dio vorrà o permetterà; ma non sarà che noi non facciamo il nostro dovere.
A tutti dobbiamo dire: ATTENTI A NON TOCCARE LA VERITA’!….Respingendo un discorso pragmatistico, ossia un discorso in cui la indissolubilità o il divorzio vengano scelti soltanto sul calcolo dell’utile o del danno, del conveniente o dell’inconveniente, del pacifico o del bellicoso. E’ logico che ogni legge, cominciare da quella divina, se dovesse dissolversi o mantenersi a secondo del comodo o dell’incomodo che adduce sarebbe fasulla ed inutile. Tutte le leggi impongono qualcosa, almeno in talune situazioni, di incomodo e bisogna osservarle egualmente; per le leggi umane, qualora diventassero smisuratamente scomode c’è il ricorso fatto secondo le regole costituzionali. MA PER LE LEGGI DIVINE NON SI DA’ RICORSO.
Si meraviglierebbe qualcuno se io dicessi, piuttosto che violare il secondo, il quinto comandamento, devo morire? CHE CI STANNO A FARE I MARTIRI, I SANTI MARTIRI?….

C’è l’equivoco della <<libertà di coscienza>>. Bisogna spiegarsi, perché questo termine, nel suo senso giusto, sulle labbra di molta gente diventa spaventosamente equivoco. Niente di meglio che spiegarsi. Ascoltate bene.
Cominciamo dalla <<coscienza>>. Essa non è altro che l’intelletto in quanto giudica se una nostra azione personale in concreto è conforme o difforme dalla Legge. Da quale legge? Da quella che viene dal di fuori di noi, dalla Legge Divina, dalla legittima legge umana, autorizzata per diritto naturale da Dio e solo da Dio. Ciò significa: la coscienza non si crea la legge, quella che il nostro io vuole, quella che gli è comoda, ma solo <<applica>> la legge che viene dall’esterno della coscienza (eteronomia). Si si crea la legge, è, solo per questo, fuori dalla legge divina…… Ma è poi vero che affermare una verità è opprimere la coscienza? NO, per questo motivo: la Legge viene presentata come dovere e basta. Ogni uomo ha la libertà da Dio e dagli uomini di esimersi dal proprio dovere. Solo che in tale caso, si espone alla sanzione, in altri termini uno è libero di essere pevvatore, assassino, ladro quanto vuole, nella stessa misura in cui è libero di andare all’Inferno piuttosto che al Paradiso. Gli si dice solo che se farà diversamente, peccherà, ma che è perfettamente libero di peccare. E con questo gli si rende un grande servizio dato che gli si evita una sanzione, Se si pensa che le sanzioni restringono –soprattutto quella divina- la libertà, in verità gli si difende la sua libertà………Una legge contro la volontà divina non può avere questa crisma (di legittimità)……Ricordo che , solo il Vescovo nella Comunione col Romano Pontefice, che mi consta esserci perfetta e vitale, è i una Diocesi l’unico maestro autentico della Fede (Lumen Gentium 25). Pertanto i fedeli i quali avranno tutti certamente bisogno di Dio, debbono tenere conto di quello che si insegna non come opinione personale , ma in nome della Santa Chiesa di Dio. E debbono capire che per tutti l’appello è al tribunale di Dio. Da quel tribunale, nessuno torna indietro…… Dio perdoni e salvi! "



In quel clima di esasperata ricerca di novità che attraversò la Chiesa, seppe dare lettura dei documenti del Concilio Vaticano II evitando quelle possibili deviazioni dottrinali che sarebbero potute scaturite dalla errata interpretazione dei documenti se non adeguatamente letti alla luce della tradizione. Soleva dire, infatti, che "il Concilio bisogna leggerlo in ginocchio".

Spesso visse incomprensioni e pregiudizi, animati sovente da superficialità teologica avversa e pregiudizi politici. Ricorda Bruno Vespa nel suo recente libro “Vincitori e Vinti” (Mondadori, 2005 pag.161), che sotto gli auspici del Card.Siri, allora presidente della CEI, fu pubblicato a cura dell’Azione Cattolica il “Martirologio del Clero italiano nella seconda Guerra Mondiale e nel periodo della Resistenza (1940-1946)”, nel quale si dava menzione dei sacerdoti uccisi per “rappresaglia e odio di parte” i comunisti non apprezzarono certamente la denunzia di tali assassini, nel 1963 era forte la loro difesa dell’immagine esteriore che portava a negare le atrocità della guerra civile che si protrasse, con tanti martiri innocenti da ambo le parti, ma in particolare da parte dei perdenti, ben oltre la fine della seconda guerra mondiale.

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Appoggiò la permanenza nella chiesa cattolica di presbiteri particolarmente legati alla Tradizione che vedevano in lui un sicuro punto di riferimento. Probabilmente grazie alla Sua fermezza dottrinale, sempre sostenuta nel dialogo e senza pregiudizi, la frattura nella Chiesa operatasi nel 1988 con il “mini-scisma” lefevriano si sarebbe verificata prima con una portata più vasta. E, oggi, infatti, S.E. il Card.Dario Castrillon Hoyos, prefetto della S.Congregazione per il Clero, presidente della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”, ha potuto dichiarare in un’intervista andata in onda su Canale 5, domenica 13 novembre 2005 alle ore 9, che, dopo l’incontro con il Papa avvenuto il 29 agosto 2005, “non siamo di fronte ad un’eresia” e “non si può dire in termini corretti, esatti, precisi che ci sia uno scisma”.

Egli fu sempre obbediente all’unica vera fede insegnando che la fede esclude il dubbio e che “ dubius in fide infidelis est”, ma fu sempre obbediente al successore di Pietro avendo ben presente la “Satis Cognitum” circa il primato petrino: “poiché il Divino fondatore aveva stabilito che la Chiesa fosse una per fede, governo e comunione, elesse Pietro e i suoi successori per principio e centro dell’unità.


Nel centenario della nascita, sopita buona parte della vis polemica avversa, si può tentare di evidenziare l’autentica portata storica della Sua attività.

Il cardinal Siri introdusse a Genova i cappellani di fabbrica nelle aziende più importanti: il porto, l'Ansaldo, la Marconi, l'Italsider. La sua intuizione gli valse applausi da parte di molti vescovi italiani e stranieri.

Accolse nel seminario di Genova seminaristi "tradizionalisti" che altrimenti sarebbero usciti dalla chiesa cattolica.

Per ben tre volte, nel 1958 e nel 1963,e nel 1978, Siri fu il favorito per diventare papa, ma egli visse le preoccupazioni, per le possibili persecuzioni che i fedeli cattolici avrebbero continuato a subire, con rinnovata ferocia, negli stati comunisti. Inoltre, Siri era schietto , e non lesinava coraggiose critiche alla propensione di una parte della gerarchia ecclesiastica del suo tempo di subire il fascino del marxismo.
Chi cerca di leggere la vita della Chiesa alla luce delle categorie politiche destra-sinistra afferma, spesso per finalità che con la Fede nulla hanno a ché vedere, che Siri fu sempre sostenuto dall'ala ultra-conservatrice della Chiesa. In realtà, egli fu semplicemente fedele al Magistero sino in fondo, anche a dispetto delle sue preferenze personali e delle sue molte lucide intuizioni che gli venivano dalla sua preparazione sicuramente superiore a quella della maggior parte degli alti prelati del suo tempo.
Conscio della tendenza mistificatoria con cui taluni ordinati si confondevano nella mondanità, e la trasandatezza ineducata di taluni, invitava i sacerdoti ad una "pubblica visibilità", esigeva che i preti vestissero la talare, e considerava l'abbandono di essa come un segno di infedeltà al ministero.

Sopportò nella Sua vita pastorale il tempo della “confusione dottrinale” di alcune “comunità di base” basterebbe ricordare lo “pseudo Isolotto” di Oregina dove si consumò la protestantizzazione della fede in forza della novità. Eppure sempre perdonò ed addirittura aiuto anche chi non era più nella Chiesa. Seppe ben distinguere le proprie responsabilità Pastorali dalle esigenze gestionali che seppe affidare con particolare autonomia a Mons. Cicali, e che lo sollevò da molte incombenze, attraverso l’Accademia di Santa Chiara –che fu eretta nel 1971 con lo scopo di curare la vita religiosa, morale, soprannaturale e la formazione di competenze specifiche tra coloro che dedicano la propria attività alla scienza, all’arte, ai messi di comunicazione sociale e che vide fra il corpo accademico Annigoni, Garaventa,Durand, Meselson,Klin- e la Presidenza dell’Ospedale Galliera, seppe dare impulso alla ricerca, umanistica scientifica e genetica . Fu dunque uomo di cultura a Tutto campo. Non lesinò i suoi interventi nei vari organismi dall’UCID con Padre Damaso (condivise con lui altre problematiche fra cui quelle della necessità di crescita dell’Ospedale Pediatrico “ Gaslini”), fino agli studi mistici di Padre Raschi. Fu viva la sua azione per la diffusione della cultura:dal Centro Studi Didascaleion, all’opera diocesana Quadrivium, alla rivista teologica Renovatio, alla Università Popolare Cattolica Conterno Ferrini. seppe seguire la giovenù universitaria attraverso l’attività di don Mauro Piacenza, ora Vescovo e con la Comunità della Chiesa di San Carlo in Via Balbi.
Oggi abbiamo il dovere di informare i giovani, sempre più colpevolmente (anche per nostra responsabilità che abbiamo il dovere di fornire gli strumenti per la formazione) ignavi, della serena, vasta ed ancora ben attuale produzione culturale del Cardinal Siri.

Alcuni passi del presente sono ripresi da Winkipedia e si ripropongono stante la chiarezza.
A chi volesse approfondire si ricorda la Collana fondata dal Card. Pietro Palazzini:
La giovinezza della Chiesa. Testimonianze, documenti e studi sul Concilio Vaticano II,
Il primato della verità. Lettere pastorali sull'ortodossia, introduzione di Padre A. Trapè
La strada passa per Cristo,
Lettere pastorali e conferenze sulla questione sociale, 1949 -1982,
Studi sociali e prolusioni alle Settimane Sociali dei Cattolici Italiani,
Il sacerdozio cattolico, I. Lettere pastorali e studi sulle vocazioni, i seminari, i seminaristi e sul sacerdozio, introduzione del Card. A. Mayer, o. s. b.,
Il dovere dell'ortodossia. Editoriali di Renovatio e note al clero,
- La vita pastorale, II. Lettere pastorali e studi sull'apostolato in diocesi e in parrocchia, 1988,
Teologia dogmatica I. Unità di Dio, prefazione dell'Autore, testo bilingue latino - italiano, traduzione e note di Mons. A. Blanc, indici di N. Lanzi, 1990,
Un vescovo ai vescovi. Memorie, discorsi e documenti sul Ministero episcopale, prefazione del Card. U. Poletti, introduzione di N. Lanzi, 1991,
Salvare la gioventù. Lettere pastorali, discorsi e studi sulla pastorale giovanile
,
“ che pur datato non può essere, come testimonianza storica, omesso da chi oggi vuole occuparsi di pastorale giovanile”.


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