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Martedì 18 febbraio 2020, S. Simeone
Associazione Edith Stein
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17 Sintesi della relazione di S.E. Mons. Barabino sul Card.Siri

La Professoressa Maria Lasagna ha così sintetizzato l’intervento di S.E. Mons. Barabino.

“Mons. Barabino ha impostato la sua relazione su una presentazione della biografia del Cardinale secondo la chiave di lettura della Fede, suddividendo la sua esposizione nelle seguenti sezioni:
Fede ricevuta e accolta;
Fede nutrita e approfondita;
Fede donata;
Fede incarnata nell’amore per Genova;
Magistero della Fede;
Tenerezza della Fede;
Fede che accende il tramonto.
Tale chiave di lettura secondo il relatore è l’unica è l’unica proponibile per la figura del porporato genovese, perché nella sua esperienza esistenziale storia e fede non possono in alcun modo essere scisse in quanto l’azione storica del pastore fu compiuta espressione della sua fede.


mon barabino e prof pertusati


Giuseppe Siri nacque a Genova il 20 maggio 1906 da una famiglia modesta e solidamente radicata nei valori cristiani; entrambi i genitori erano al servizio dell’Onorevole Vacava. Il cammino di fede del futuro prelato iniziò presso la sua parrocchia, la basilica di Via Assarotti. Alla testimonianza di fede offerta dai genitori si allacciò presto quella del parroco Mons. Grondona, che Siri ricorderà sempre come maestro capace di insegnare, raccontando piacevolmente, senza però mai banalizzare, i contenuti della Dottrina.

Nell’ottobre del 1916 il piccolo Giuseppe entrò in seminario; in tale occasione egli seppe esprimere la propria volontà al padre con parole tanto semplici quanto significative: “ho pensato e sono deciso a diventare sacerdote”. In seminario il giovane visse un’intensa esperienza di studio (in particolare approfondì la sua preparazione filosofica, teologica e storica), di meditazione e di vita spirituale.

Dopo l’ordinazione sacerdotale (22 settembre 1928) e la laurea in teologia dogmatica presso l’Università Gregoriana. Giuseppe Siri iniziò la sua azione pastorale come predicatore e come ministro del culto. A tale attività si affiancò ben presto l’insegnamento in Seminario e nelle scuole superiori genovesi (fu docente di religione presso il Liceo Mazzini ed il Liceo Doria); a testimonianza della dedizione del prelato allo studio e all’insegnamento restano due volumi di teologia indirizzati ai laici, “La Rivelazione” e “ La Chiesa”, e due opere dottrinarie “La ricostruzione della vita sociale” e “Catechismo sociale”.

Come collaboratore dell’allora Arcivescovo di Genova, il Card. Pietro Botto, Giuseppe Siri visse in prima persona la drammatica realtà della seconda guerra mondiale: fu ricercato dai nazisti per la sua attività pastorale e costretto a fuggire. Nell’aprile 1945 fu protagonista della trattativa che portò alla consegna nelle mani del cardinale Botto, dell’atto di resa del comando tedesco, il che evitò la distruzione del porto e il bombardamento della città.

Il 30 maggio 1946 Monsignor Siri divenne arcivescovo di Genova e nel 1953 fu eletto Cardinale di Santa Romana Chiesa; il suo servizio alla Chiesa si esplicò anche attraverso i prestigiosi incarichi ricoperti nel corso degli anni (presidente dell’ente promotore delle Settimane Sociali, presidente della CEI dal 1958 al 1965 ecc..) e le missioni portate a compimento in qualità di legato pontificio.

L’Azione pastorale del Cardinale negli anni della ricostruzione fu caratterizzata da una testimonianza profonda di fede e di carità e da numerose iniziative di rilevanza sociale; a tale proposito si possono citare la creazione dell’ente Auxilium, la difesa dei posti di lavoro nelle industrie genovesi, l’istituzione dei cappellani nelle fabbriche, la celebrazione della S.Messa nelle officine industriali, l’intervento attivo (sempre richiesto dalle parti) nelle vicende del porto. La partecipazione alla vita di Genova si manifestò anche attraverso le omelie e i discorsi: particolarmente atteso era il discorso di fine anno nella Chiesa del Gesù, momento di analisi e di valutazione critica delle vicende dell’annata. Si ricordano inoltre numerose lettere pastorali sui temi dell’ortodossia e, del sacerdozio e della famiglia.

Particolarmente commosse sono state le parole di Monsignor Barabino nel rievocare la paternità del Cardinal Siri nei confronti del Clero. Il prelato dedicava regolarmente un giorno la settimana al seminario e un pomeriggio ai sacerdoti, presiedeva le varie attività diocesane, visitava i religiosi infermi, era sempre disponibile verso tutti e soleva inviare una lettera di incoraggiamento ai sacerdoti che assumevano un nuovo incarico. Egli amava particolarmente le visite alle parrocchie genovesi, le preparava con cura e le viveva con gioia.

Molto intensa fu l’attività del cardinale durante al preparazione e i lavori del Concilio Vaticano II; varie testimonianze confermano che i padri conciliari apprezzarono vivamente i suoi interventi sempre essenziali e incisivi.
Alla dimensione pubblica dell’esercizio del ministero (quella stessa dimensione spesso travisata da critici incapaci di percepire, dietro la severità e l’apparente distacco, la fedeltà alla dottrina ed il rifiuto di qualsiasi compromesso) si associava una dimensione privata in cui Giuseppe Siri seppe esprimere un’immensa tenerezza nella fede; nella casa arcivescovile, in cui il tenore di vita era estremamente semplice, feste (in particolare la festa di S. Giuseppe), malattie e lutti venivano condivisi con tutto il clero. Colpiscono molto alcuni particolari del “privato” del prelato citati dal relatore, soprattutto il ricordo del cioccolatino che in certe serate, al termine di giornate intensi, egli chiedeva al suo segretario dicendo che pensava “di esserselo meritato”.

Il 15 ottobre 1986, con un discorso a braccio assai commovente, il cardinale si accomiatò ufficialmente dalla sua diocesi e lasciò la sede arcivescovile per ritirarsi nella villa Campostano, messa a sua disposizione da un Pio Istituto. Il suo successore Mons. Canestri, in segno di onore, gli chiese di presiedere la messa pontificale dell’Immacolata del 1988 presso la Basilica di Via Assarotti; fu quello il commiato del Cardinal Siri dalla sua parrocchia tanto amata e in tale occasione (l’ultima comparsa in pubblico del porporato) erano già visibili i segni della malattia che lo avrebbero portato alla morte il 2 maggio 1989.

Mons. Barabino ha concluso la Sua esposizione leggendo alcuni passi del testamento spirituale del Cardinal Siri, in cui con piena lucidità esprime la sua felicità per aver servito Dio nel corso della Sua intera esistenza con tutto se stesso, anche con i suoi difetti.



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