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Martedì 18 febbraio 2020, S. Simeone
Associazione Edith Stein
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09 Quando Don Tacchino celebrò Messa a Rapallo (SERVIAM)- di Gianrenato De Gaetani

(Un ricordo del Sacerdote, del suo Movimento SERVIAM ed un invito a chi ne ha memoria).
scansione3 Don Gianni Tacchino nell'Antica Chiesa di S.Anna durante una Prima Comunione è con Lui l'allora Parroco Don Pasquale Marcone. Le musiche erano state eseguite dal Chiarissimo M. Prof. Giacomo Rizzo (in secondo piano vicino alla tenda della Sacrestia).


Don Gianni Tacchino, che ora è intento a lodare il Signore in Paradiso, é (uso il presente perché Egli veramente seppe servire “virtute ac persona ipsius Cristi” C.C. 792) uno dei numerosi santi sacerdoti che, nella Arcidiocesi genovese, nell’obbedienza al generosissimo ed eminentissimo Cardinale Giuseppe Siri (indimenticabile Principe di Santa Romana Chiesa), hanno Servito la Santa Chiesa Cattolica con l’esempio del proprio sacrificio e della propria vita.

Già Prevosto della Chiesa di S.Pio X in Genova, diede fondo alla sua salute ed al patrimonio personale per garantire la costruzione delle opere parrocchiali. Infatti prima ancora della casa canonica egli ritenne prioritari i locali per l’aggregazione culturale e la palestra.

Sovente trascorse notti a dormire nella Sacrestia su un vecchio divano al posto del letto. Per una malattia gli fu prima amputata una gamba (l’operazione avvenne al Galliera da parte di un suo discepolo e figlio spirituale il Prof. Gastaldi che era consigliere comunale della D.C.). Trascurandosi a favore delle opere, la malattia si aggravò e divenne cieco. La Sua fede fu eroicamente incrollabile, la sua devozione altissima, la sua azione in confessionale sempre, dolorosamente a causa della salute, svolta.

Gia insegnate di Religione al Liceo Classico D’Oria, fu collaboratore dell’Azione Cattolica quando, l’A.C. sotto la quida di Mons. Costa, era una grande associazione sulla quale il Santo Padre poteva confidare per un ortodosso impegno politico. Ebbe modo di confrontarsi con la cultura cattolica anche negli Stati Uniti. Ma da sempre covava il desiderio di un movimento capace di mettersi al servizio delle numerose associazioni cattoliche, spesso troppo gelose della propria “autonomia”, pronte ai vari distinguo e quindi, sovente, incapaci di trovare la vera unità intorno alla Chiesa ed alla Sua Tradizione.
Da Parroco non ebbe timore di denunciare dall’ambone le ingiustizie , per questo fu molto stimato dall’On.le Roberto Lucifredi, dall’On.le Tonino Bodrito, solo per citarne alcuni (Domingo Solari, Rodolfo Pastine, Mario Plinio Tagliabue, Ugo Agosteo mi si affollano nella mente insieme a tanti altri, ma tenderò a citare per lo più chi è tornato al Padre, proprio per stimolare chi è ancora tra noi a trasmettere la propria testimonianaza).

konstantineIL SERVIAM
Don Tacchino mi confidò che trovò spunto, per il nome dell’Associazione, dalla liturgia delle ore: Serviam (servirò) gli era parso un nome adatto per la creazione di quel movimento di opinioni che illustrò ai suoi amici: da Don Berto, a Don Roseo, dal Mons. Po all’ordinario militare Mons. Borzone, da Padre Damaso, a Don Siri, al simpatico Can. Calcagno, all’Abate Parodi, a don “Parodone”, nonché al caro Padre Raschi nel cui eremo, sul Fasce, il Serviam tenne gli esercizi spirituali), restano a testimoniare la ricchezza spirituale del tempo S.E. Mons. Barbino, in allora Vescovo di Bobbio, stemma-barabino che Don Tacchino stimava particolarmente e considerava quale vero referente in ogni materia nonché persona che sapeva leggere nel cuore del Card Siri, e Don Raffaele che, però, non desiderò aderire al Movimento, avendo già numerosi impegni.
Con un altro gruppo di laici nacque così in difesa degli immutabili Valori Cattolici della Rivelazione, della Sacra Traditio e del Servizio al Depositum Fidei che comporta la piena Fede nell’Unico Dio, Uno e Trino, della Sua Unica Chiesa e, quindi, ai Valori della Vita dal momento del concepimento fino alla naturale morte, il Movimento Serviam.
siri ordinations5

Tale Movimento si era posto sotto la protezione dei Legittimi Pastori, chiedendo la benedizione al Card. Giuseppe Siri.

Essa si proponeva:
l’Adorazione al Creatore, Signore e Redentore, unico sommo bene presente realmente in Corpo, Sangue, Anima e Divinità nel SS.mo Sacramento dell’Altare;
la Speranza nella misericordia divina e la concessione delle grazie necessarie per conseguire la Vita Eterna;
il Servizio al Prossimo quale Servizio caro a Dio;
l’avversione al male ed al maligno sotto le varie forme in cui quali questi si manifesta, ad esempio con la violenza, con il terrorismo, nella vita religiosa, sociale, politica, con la cattiva amministrazione della giustizia che si esplica nel sovvertimento del diritto Divino naturale.

. Un impegno particolare era quello di denunciare il male che si annidava, subdolamente, all’interno della cultura cristiana, sotto forma di riduzione della religione a servizio sociale, all’ortoprassi, ad un malinteso ecumenismo, al non saper più testimoniare la Verità fra i pagani, fra gli atei, fra le false religioni, nei comunismi, nei sincretismi, nella mistificazione della Verità attraverso le manipolazione pseudo culturali e le mondanizzazioni.

Ancora oggi potrebbero riconoscersi le attualità di tale programma.


UN MANIFESTO
In una città come Genova, pur “combattendo” contro le affissioni che riuscivano ad affiggere i nostri manifesti nei luoghi più fuori mano ed invisibili, qualche centinaio di manifesti riuscivano denunciavano alcune situazioni. Qualche manifesto è ancora conservati dagli amici di San Remo altri li ricordo vivamente:

-Erano stati affissi manifesti dove si stigmatizzava il comportamento ritenuto “non legittimo” del Sig. Zerbinati, del Sig. Franzoni, del Sig. Andra Gallo e di Don Olindo del Donno, il quale senza le prescritte autorizzazioni eccelsiastiche si candidava alla Camera nelle liste del MSI.


Alle “femministe” che si rivolsero ai cattolici con un manifesto, chiedendo che cosa dovesse fare la donna che non volesse una gravidanza, il Movimento rispose che:
“LA DONNA ONESTA SA QUELLO CHE NON DEVE FARE!”

Poiché in talune fazioni la democrazia e il pluralismo vanno bene solo quando affermano solo le cose di tale parte e non sono ammessi veri dialoghi, né tollerati i contradditorì, molti manifesti del SERVIAM furono strappati “con le unghie”.signovinces

"(Testo di un manifesto affisso)

S E R V I A M
MOVIMENTO CATTOLICO A SERVIZIO DEI VALORI CRISTIANI
IN HOC SIGNO
VINCES


PREMESSO CHE STRAPPARE E COPRIRE I MANIFESTI ALTRUI E’ VIGLIACCHERIA E PAURA
A CHI VUOL CAPIRE
GESU’ HA DETTO:
“SIA IL VOSTRO PARLARE SI,SI;NO,NO”
“HANNO PERSEGUITATO ME PERSEGUITERANNO ANCHE VOI”

IL CHE VUOLE DIRE:

-NON SI PUO’ SCENDERE A COMPROMESSI SULLA VERITA’.
-SI DEVE ESSERE SCOMODI PER LA VERITA’.
-LA VERITA’ PROVOCA:
I PAVIDI;
GLI OPPORTUNISTI;
GLI IPOCRITI;
GLI INGIUSTI;
I VIOLENTI.
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LA PRUDENZA, NON LA MINACCIA DEI BOMBAROLI, SOPI’ IL SERVIAM

Giovedì 22 gennaio 1976 i Carabinieri fermava due persone, una professoressa di 33 anni ed uno studente di filosofia già condannato in precedenza per un attentato a due pulmann spagnoli. Erano armati con due pistole e con una bomba da mettere sotto la sede del Serviam presso la Chiesa di S. Pio X.

Don Tacchino sentendosi la responsabilità di tanti giovani assunse su di sé la pubblicità di tutto il Movimento e decise che lo stesso avrebbe continuato a vivere solo nei cuori e nella preghiera. Aveva istituito, infatti, un gruppo di preghiera…. forse era non più il caso di “tentare” gli Angeli Custodi.
carabinieri-hatI due “bombaroli” infatti erano stati fermati (come si legge dalla stampa del periodo) da una pattuglia dei carabinieri: “ Camminavano come una normale coppia, ma portavano con troppa precauzione una borsa voluminosa.” Insospettiti i Carabinieri avevano trovato una bombola da campeggio piena di esplosivo, che, collegata da alcuni spezzoni di miccia ad un timer, era una vera e propria bomba artigianale.

Non fu tanto la cecità o la disabilità motoria a dare dispiacere al Don, quanto piuttosto il non avere più una vera propria possibilità organizzata di esprimere alcune linee di puro cattolicesimo sociale. Chi scrive, pur superando le millecinquecento preferenze nella liste della D.C. non riuscì a portare il Suo contributo nella vita amministrativa genovese. Potetti comunque godere della gioia di aver potuto ascoltare i suoi insegnamenti accompagnandolo dai suoi “amici”: a Pietra dei Giorgi, a Cabella, in diocesi a Tortona, a S.Olcese, dal Parroco di S. Giovanni, nella sua antica Sori ove fu Curato, in vari pellegrinaggi dove nelle Sue omelie, ovunque, sapeva accendere la fede: Siete il sale della Terrà! Ripeteva al popolo Cattolico , sappiate non scendere a patti quando in gioco c’è la Verità!


P.S. Chiunque desiderasse ricordare alcuni momenti della vita di Don Gianni e del Serviam è pregato di scrivere a g.degaetani@libero.it

cardinal-pericle-felici ottaviani



Una Nota Personale
Ebbi Don Gianni mio confessore, mio padre spirituale e mio docente al Liceo Bernini; celebrò (il 22 gennaio strana ricorrenza!) le mie nozze, presso l’Istituto "Sinite Parvulos ,, dove i “suoi” pargoletti e le “sue” suore ci fecero festa grande e con una bel gruppo di amici fraterni: l’On.le Ghio, il Dott. Paolo Pierantozzi, il Cav. Italo Angelici, il Prof. Domenico Nicolicchia. Battezzò mia figlia in NS. delle Grazie di Sori e le diede la prima comunione.Benché gravemente invalido accompagno le care spoglie di mia nonna con la S. Messa al Galliera e con la Benedizione in Staglieno. Ho la speranza che grazie al Suo sacrificio Egli possa continuare a pregare per chi lo ha amato in vita.

biggi

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