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Lunedì 25 ottobre 2021, S. Gaudenzio

IL CIBO UMANO PER ECCELLENZA

ANCHE IN RELAZIONE AI TEST SUL CONTENUTO PROTEICO DEL LATTE UMANO



L’importantissimo test sulla composizione del latte della specie, ovvero quell’esame che rivela per ciascuna specie mammifera le esatte caratteristiche dell’infante prima di essere ancora svezzato, parla chiarissimo. Il latte materno umano, quello che fa crescere e sviluppare sano e perfetto il piccolo dell’uomo, contiene una percentuale proteica e grassa inferiore al 5 percento, ben al di sotto di quella rivelata da tutti gli altri mammiferi carnivori, scimmie escluse.

I bovini e le mucche raggiungono il 15 percento di contenuto proteico (con caseina addirittura 7 volte superiore a quella umana), siccome i loro piccoli vitellini devono raddoppiare il loro peso in 47 giorni (quando i lattanti umani raddoppiano in 180 giorni), mentre cani e lupi hanno nel loro latte un buon 30 percento di proteine (con piccoli che raddoppiano peso in 8 giorni), mentre leoni e gatti raggiungono il 40 percento proteico, raddoppiando il peso in appena 7 giorni.

Il Prof Rose che si perse letteralmente con i suoi famosi esperimenti del secolo scorso, circondato com’era da troppi topini bianchi, non avrebbe certamente commesso la gaffe storica di denominare le proteine con il termine proteine nobili, se solo avesse saputo che il latte di topo ha un contenuto proteico del 49 percento, e che il topino neonato raddoppia il suo peso nell’arco di 4 giorni. Più che ricerca scientifica, la sua appare come una tesi grottesca atta a voler scambiare uomini con topi e viceversa, e a voler imputare le stesse esigenze e gli stessi appetiti dei ratti al genere umano. La scienza ha smentito ufficialmente l’esistenza di queste fantasiose proteine nobili.

Ma esiste ugualmente della gente al mondo che, mangiando dei pietosi brandelli di cadavere in avviato stato di decomposizione, pensa di essere intenta a consumare delle proteine nobili. Se Rose le avesse definite come meritavano, cioè plebee o disgraziate, avrebbe di sicuro reso un maggior servizio all’umanità. In altre parole, la fluidità e la leggerezza del latte umano non sono dato casuale da prendere sottogamba. Trattasi semmai della cartina di tornasole che spiega come deve essere la futura nutrizione da adulto dell’infante umano di oggi, dopo aver superato la barriera dello svezzamento, e sempre in funzione di evitare conseguenze negative per la salute.

L’alimentazione umana dovrà dunque avere le stesse caratteristiche qualitative del proprio latte, e non del latte degli altri. Come fanno del resto tutti gli altri animali in natura. L’unica sostanza capace di rispettare alla perfezione tali caratteristiche umane è proprio la frutta. Ed è per questo che essa viene definita il cibo degli dei, il cibo dei primati per eccellenza.

Sia ben chiaro che non intendiamo suggerire o prescrivere diete vegane a cani e gatti, e nemmeno ai topi, ma agli esseri umani, per quanto riottosi essi siano, questo sì. Poco importa se le coalizioni del male continuano a investire enormi somme di denaro in pubblicità rivoltanti, tese assurdamente a trasformarci tutti in cani e gatti pronti a consumare il 30 percento delle nostre calorie sottoforma di proteine, o a trasformarci in topi da fogna che sognano formaggi e prosciutti da mattina a sera (Rose, Scarsdale, Stillman, Atkins e Calabrese confondono l’uomo col topo, Agatson/South Beach e D’Adamo, scambiano l’uomo per una iena, Sears/Zona equipara l’uomo al cane randagio e allo sciacallo).

Poco importa a questo punto se la differenza tra proteine richieste (5 percento) e proteine voracemente immesse (30 o 40 percento) rivela surplus proteici spaventosi che hanno causato, causano e causeranno tumori in continuazione. E’ venuto il momento di voltare pagina e di prendere degli appunti. E’ venuto il momento per tutti di andare per la prima volta a scuola di nutrizione. Di nutrizione vera, e non di alimentazione avvelenante e dopata, sia ben chiaro. Da queste parti, abbiamo la certezza assoluta di essere molto vicini alla verità. In altri lidi, anche poco lontani, c’è soltanto confusione, contraddizione, addomesticamento culturale e linguaggio biforcuto.

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