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Venerdì 18 settembre 2020, S. Giuseppe da Copertino

VELEIA

foro romano di velleia
RESTI DEL FORO ROMANO

Sulle colline piacentine, lungo un’antica via di transito commerciale tra Po e Tirreno, sorgeva a 460 m di quota un villaggio della tribù ligure dei Veleiates. Senza grandi traumi, legionari veterani, commercianti, liberti e pubblici funzionari affiancarono pian piano gli elementi indigeni, sostituendo le vecchie capanne con abitazioni di pietra decorate da pitture, statue e mosaici, ed elevando pregevoli edifici pubblici resi pomposi da marmi provenienti dalle Apuane, dai monti veronesi e dalla lontana Istria.
Ai legionari congedati vennero assegnati in premio appezzamenti di terreno di forma quadrata, che ancora oggi contraddistinguono il paesaggio, e questi cominciarono a produrre un vino, il Gutturnium, ancora oggi apprezzato. Il posto è salubre, il clima mite in ogni stagione, ricco di legname, di selvaggina, di pascoli per gli armenti, di sorgenti naturali e termali.
Da centro commerciale e amministrativo di un vasto comprensorio esteso dal fiume Taro al Trebbia, dalla pianura al crinale appenninico, il piccolo municipio diventò in breve tempo anche un ricercato luogo di villeggiatura ante litteram, con i forestieri impegnati a dimostrare la loro gratitudine per la ritrovata vigoria a suon di lapidi, statue e opere pubbliche. Nel 42 d.C ottenne anche il diritto di cittadinanza romana. La posizione defilata sulle colline, più che un inconveniente, finì per rivelarsi ben presto come un enorme pregio, lontana dalle beghe della politica, dai capricci delle legioni, dal passaggio degli eserciti invasori, tanto da non richiedere nemmeno la presenza di mura o di qualsiasi altra opera difensiva, come troviamo invece in tutti gli altri centri coevi.
E per almeno due secoli, dalla tarda età repubblicana alla piena epoca imperiale, Veleia costituì una vera oasi di tranquillità e di prosperità, celata tra le selve dell’Appennino piacentino. Non sappiamo cosa ne decretò il declino nel IV° secolo e la scomparsa definitiva poi: forse una serie di concause, legate al dissolversi dell’impero ed alla fine della pax romana. Ma il fatto di sorgere sulle pendici di due monti chiamati Morìa e Rovinasso, in una zona soggetta a movimenti franosi ed a smottamenti del terreno, potrebbe fornirci una plausibile risposta. Nella visita agli scavi,a stupire il visitatore, sono in particolare il Foro, lastricato in arenaria con tre lati porticati, dove gli spazi venivano dilatati per effetto ottico dalla presenza di pitture murali; sui suoi lati si aprivano botteghe e ambienti pubblici. Era il centro della vita pubblica e privata della città, e in mancanza di un anfiteatro vi si tenevano anche gli spettacoli. Ha restituito varie statue bronzee, tra cui una vittoria alata, ed epigrafi dedicate agli imperatori Domizio, Aureliano, Marco Aurelio e Adriano.Su un fianco sorgeva la basilica, a navata unica con esedre rettangolari alle testate, dove erano collocate le dodici statue in marmo apuano della famiglia giulio-claudia, ora esposte al Museo di Parma, dono del console e pontefice piacentino Lucio Calpurnio Pisone, fratello della moglie di Giulio Cesare e protettore di Veleia. Interessanti anche le terme, che utilizzavano acque cloruro-sodiche dalle indubbie proprietà terapeutiche (bisognerebbe poter chiedere conferma agli antichi ultracentenari), strutturate nei tre classici ambienti di calidarium, tepidarium e frigidarium, con spogliatoi separati per uomini e donne, dotato di un termopolio, cioè della taverna delle terme e infine i quartieri residenziali, dove prevale il modello abitativo di domus monofamiliare di tipo italico, composta da diversi vani affacciati sul cortile dell’atrium. La presenza del mulino e del frantoio ci fanno intuire le abitudini alimentari. Sorprende la modernità e la funzionalità del complesso: tutti gli edifici pubblici e privati erano dotati di fognature e di impianti di riscaldamento: potere dell’ingegneria idraulica romana. Una visita merita infine anche il piccolo Antiquarium, ospitato nell’edificio della direzione: contiene vari corredi provenienti da una vicina necropoli preromana, una scultura mutila in arenaria di uomo barbuto, una patera di vetro murrino, una situla in rame, un mosaico policromo con maschera teatrale dal Foro ( vedi logo ) e una stele in marmo lunense con figura di cacciatore. I reperti più importanti sono però conservati nel Museo Archeologico di Parma.

stele

MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI PARMA



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