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Sabato 15 dicembre 2018, S. Paola di Rosa

FIORI E PIANTE

LA VEGETAZIONE DEL TERRITORIO DI MONEGLIA (testi di Rita Migliaro, foto di Cesare Mazzucco e di Marzia Dentone)
Il manto verde che ricopre le colline di Moneglia, nonostante l'opera spesso negativa dell'uomo, è ancora molto ricco e vario, composto per la maggior parte da ulivi e boschi di varia composizione.
Tutta la vegetazione spontanea è soggetta a variazioni in rapporto all’esposizione, all’altitudine ed al sostrato roccioso. I pendii non coltivati che si affacciano sul mare sono coperti dalla macchia mediterranea, composta da: leccio, corbezzolo, cespugli di mirto, erica arborea, ginestra e ginestra spinosa, lentisco, terebinto e salsapariglia insieme con molti altri esemplari di erbe, tra le quali il finocchio marittimo o finocchione, la valeriana rossa e cespugli vari, come il cisto ed il timo e, molto spesso, il caprifoglio e il cappero. A questo proposito si osserva che la fioritura del cappero avviene a luglio-agosto; la pianta viene utilizzata soltanto se i fiori vengono raccolti a giugno, cioè “in boccio”, per conservarli sotto sale o aceto. Si può peraltro sottolineare che Moneglia nel passato esportava capperi.
Il pino marittimo, con qualche raro esemplare di pino silvestre, è presente sui versanti marittimi, ma quasi sempre non è autoctono, è stato impiantato in maniera intensiva soprattutto agli inizi del Novecento. Purtroppo tutti i pini, soprattutto quelli del versante ovest (Monte Moneglia, zona di Punta Baffe) sono ammalati (Matsuccoccus feytaudi) e stanno seccando, di conseguenza tronchi e rami si spezzano facilmente, cadono e costituiscono un pericolo per il propagarsi di eventuali incendi. Nel settembre 2004 un vasto incendio ha percorso tutta la zona tra Riva Trigoso e Punta Moneglia, distruggendo la vegetazione sia ad alto sia a basso fusto. Attualmente (inverno 2006) eriche e corbezzoli stanno nuovamente germogliando.
Sui versanti ombrosi, non rivolti in genere verso il mare si trovano roverella (in passato forniva pregiato legname da opera e da ardere), carpino nero e rosso, quercia, orniello e, nelle zone ricche d’acqua, ontani. Spesso si trovano anche castagneti, ormai abbandonati ed invasi da rovi e da vitalba: in passato ogni frazione aveva il proprio castagneto come sicura riserva di cibo e legna nei periodi difficili.

Soltanto le formazioni costiere hanno subito modeste azioni umane, tutte le altre zone sono state soggette ad interventi più o meno radicali, che si notano appunto nella conformazione del territorio, sostenuto a volte da “ciclopici” muretti a secco o semplici terrazzamenti realizzati con terra (poggi) oppure dalla diffusione di specie coltivate, quali l’olivo, il castagno, il ciliegio, il melo, il nespolo. Anche nelle formazioni costiere ci sono tuttavia piante introdotte dall’uomo come l’agave, il fico d’India, la Senecio cineraria.



SCHEDE DI ALCUNE SPECIE, comuni o più insolite

fior di asfodeloASFODELO

Il genere Asphodelus comprende diverse specie di erbe alte note genericamente con il nome volgare di asfodelo, che ricalca a sua volta fedelmente l'antico nome greco di questa pianta, ἀσφόδελος (asphódelos).
L’Asfodelo, Asphodelus ramosus o microcarpus, della fam. delle Liliaceae (Gigliu de Vasca) è volgarmante detto “porraccio”. Ha foglie allungate (circa 70 cm.) di color verde pallido; fiori eretti, ramificati, bianchi. Fiorisce in maggio-giugno; è diffuso nelle zone aride del Monte Incisa e del Monte San Nicolao [sentiero n° 8, nelle porzioni di sentiero segnate con:punto e linea blu e con il più rosso.

L’asfodelo ama il terreno arido e roccioso e spesso è invadente nei terreni soggetti a pascolo eccessivo o sfruttati intensamente e poi abbandonati.
Si trova comunque in zona mediterranea. Si propaga per divisione e per seme.
L’autore greco Teofrasto diceva che sia la radice che i semi e gli scapi possono essere mangiati e proprio in Grecia durante la prima guerra mondiale i tuberi vennero consumati su larga scala.
Nell'antica Grecia gli asfodeli erano usati frequentemente per ornare le tombe. A questa usanza si ricollega il mito della Piana degli Asfodeli, un luogo degli Inferi nel quale soggiornano molte delle anime dei morti.
In epoca moderna questa pianta viene citata nel 1° libro della saga di Harry Potter. Nel romanzo, l'asfodelo in polvere versato in un infuso d'artemisia origina una pozione soporifera talmente potente da andare sotto il nome di "distillato della morte vivente".



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